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ARTE

Martirio di San Matteo - Caravaggio, 1600-1601

Michelangelo Merisi da Caravaggio, Martirio di San Matteo. Analisi e Interpretazione

Marco Rabino

Di Marco Rabino

Pubblicato il: 17-02-2017

Cappella Contarelli,Chiesa di San Luigi dei Francesi
Roma, Lazio, Italia

1600-1601

Descrizione e composizione martirio di San Matteo di Beato Angelico

La composizione del martirio di San Matteo di Caravaggio è centrale. L'opera è quasi di dimensioni quadrate e questa centralità permette di ottenere, visivamente una grande forza attraverso le linee di composizione che si dipartono dai vertici del quadro per incrociarsi esattamente al centro.

La scena del martirio di San Matteo di Caravaggio si articola intorno alla figura maschile posta in centro che rappresenta l'esecutore della condanna. L'uomo vestito solamente da un panno che gli cinge la vita, e dipinto nell'atto di colpire San Matteo sdraiato a terra. La figura del sicario, insieme a quella di San Matteo, sdraiata a terra, forma un triangolo rettangolo con la base corta che coincide con il corpo del Santo. Il lato lungo è rappresentato dalla gamba dell'uomo e dalla busto. Completano la figura geometrica il braccio del carnefice e la sua mano che afferra il polso di San Matteo. Una direttrice parte dall'angolo in alto a destra e corre lungo la nuvola sulla quale si trova l'angelo che porge la palma del martirio. Prosegue lungo la parte illuminata del boia e finisce con l'uomo seduto ai piedi del santo è appoggiato con le due braccia simmetricamente su di un gradino. La seconda direttrice si sviluppa lungo la diagonale opposta partendo dall'uomo di schiena realizzato esattamente nell'angolo in basso a destra, si muove lungo il braccio del Santo che viene afferrato da quello dell'uomo nudo che lo ucciderà e si porta all'angolo in alto a sinistra verso l'uomo vestito con abiti nobili e un cappello di piume. Le uniche direttrici orizzontali sono rappresentate da qualche elemento architettonico sullo sfondo e dal corpo disteso a terra di San Matteo. Nell'insieme prevalgono le linee oblique che danno una maggiore drammaticità e rendono un gran movimento, quasi convulso, alla scena. L'occhio dell'osservatore si sposta velocemente lungo le direttrici, la spada che è destinata a uccidere San Matteo, il braccio dell'uomo che blocca quello del Santo, il ragazzo che fugge spaventato dal lato destro, igienisti degli astanti che entrano ed escono di scena come il gruppo dei soldati a sinistra che sembrano fuggire velocemente.

La luce dell'opera di Caravaggio

Il gioco di luci e ombre, dai contrasti molto forti, come tipico di Caravaggio, contribuiscono alla drammaticità della scena e alla formazione di un vortice di movimento intorno all'azione centrale del martirio. L'unico ad essere completamente illuminato, anche se non completamente, è proprio San Matteo. Gli altri personaggi possiedono una illuminazione funzionale alla composizione e alla resa teatralmente dinamica dello spazio. Come siamo abituati a osservare nei quadri di Caravaggio la scena si staglia contro uno spazio buio, illuminato solamente dalle luci riflesse.

Il colore

I colori dell'opera sono cupi, declinati nell' intenso chiaroscuro contrastato che migra le tonalità velocemente dall'ombra profonda alla luce più intensa. La maggior parte di toni è calda, bruna, dorata o rossastra. Per equilibrare questo calore Caravaggio ha dipinto panneggi azzurri, blu e verdi distribuendoli uniformemente sulla sua tela, quasi ai vertici di un rettangolo ideale, dallo sviluppo orizzontale, segnato dal ragazzo che scappa e le figure degli ignudi in basso che ricordano alcuni personaggi della Cappella Sistina di Michelangelo.

La spazio scenico

Lo spazio all'interno del quale è rappresentato il martirio di San Matteo pare quello di una chiesa poiché sullo sfondo si intravede un altare con la croce greca e un fonte battesimale. La scena centrale e i personaggi sono posizionati su di un palcoscenico inclinato, che ricorda molto chiaramente la tipologia di rappresentazione prediletta da Caravaggio. San Matteo è posto al centro del quadro è sopra di lui, inclinato, si trova l'uomo incaricato di ucciderlo attraverso una ferita di spada. Sulla destra, in alto si trova un angelo tra le nubi che porge la palma del martirio a San Matteo. I personaggi che affollano il quadro sono probabilmente i fedeli presenti durante la Messa, alla fine della quale si svolge la drammatica scena. Un ragazzo scappa sulla destra altri uomini escono di scena sulla sinistra. Caravaggio si è rappresentato in fondo a sinistra prestando il suo volto ad un personaggio che osserva la scena.

Lo stile

La scena del martirio mette in primo piano più il carnefice che San Matteo. L'intera scena, coerente con intento del Caravaggio di rappresentare il reale nella sua forma più cruda, ricorda una scena di violenza di strada, un'aggressione, e si discosta dall'iconografia tradizionale che tende a patinare un avvenimento così sacro e a trasfigurare lo con luce divina. Tutti i particolari di una umanità drammatica e brutale sono esaltati, non omessi o sfumati. I corpi, ignudi, sono particolarmente realistici, non eccessivamente torniti come quelli di altre opere, sebbene l'anatomia e i movimenti degli arti, siano efficaci soprattutto nella figura centrale.

Iconografia

Generalmente San Matteo viene dipinto come un uomo anziano e con la barba. È affiancato da un angelo che lo ispira o lo aiuta a scrivere il Vangelo guidandogli la mano. Poiché lo strumento della sua morte è una spada spesso quest'arma viene dipinta accanto a lui nelle opere che non ricordano direttamente il momento della sua morte avvenuta in chiesa per mano del sicario del re Itarco.

La storia del Martirio di San Matteo di Caravaggio

Fu Francesco Maria del Monte, il cardinale protettore di Caravaggio, a commissionare quest'opera. Il quadro fa parte di una serie gli altri dipinti che vennero realizzati a Roma tra il 1597 e il 1603. Gli altri lavori che raccontano la vita di San Matteo sono la vocazione di San Matteo, il San Matteo e l'angelo. Probabilmente di questo lavoro esistono diverse versioni sovrapposte. Secondo un esame radiografico sembra che Caravaggio dipinse tre versioni diverse dell'immagine. Sempre secondo la ricostruzione radiografica la prima versione è più classica con il frontone di un tempio dipinto nello sfondo, al Centro un soldato che entra in scena verso la figura di San Matteo. Successivamente, nella seconda revisione dell'immagine i gesti aumentano di teatralità. La terza scena che è quella che oggi possiamo osservare immersa in un buio profondo, tipico delle opere più famose di Caravaggio.

La vicenda del martirio di San Matteo

San Matteo è considerato apostolo ed evangelista. Nasce a Cafarnao nel 42 a. C. e viene martirizzato in Etiopia il 24 gennaio del 70 d. C. Matteo di professione era esattore delle tasse e, come racconta la tradizione, venne scelto da Gesù come uno dei suoi dodici apostoli. Matteo viene anche chiamato Levi, il pubblicano, e a lui viene attribuito uno dei vangeli ma questa attribuzione non trova consensi che trattano dell'infanzia di Cristo. In quanto pubblicano, Levi, San Matteo era molto odiato dal popolo ebraico era infatti un esattore delle tasse che venivano pagate anticipatamente ai Romani conquistatori che opprimevano il popolo ebraico. Oltre contribuire alla pressione economica dei conquistatori, spesso, gli esattori si dedicavano poi all'usura con il denaro incassato. Questi peccati erano accentuati, poi, dal fatto che al popolo ebraico era vietato, dalla religione, maneggiare il denaro romano. Matteo, chiamato così in seguito alla scelta di seguire Gesù, prese quindi un nome che significa dono di Dio. La causa della sua morte non è chiara secondo alcune tradizioni potrebbe essere morto per cause naturali. I racconti presenti nella Legenda aurea di Jacopo da Varagine raccontano che San Matteo avrebbe condotto il re Egippo e l'Etiopia alla conversione dopo aver risorto la figlia Ifigenia. Quando morì il re Egippo il suo successore, il fratello Itarco, era interessato alla figlia del re che però aveva consacrato la sua vita e la sua verginità a Dio. Itarco, contrariato, chiese a Matteo di convincere la ragazza. Il santo, invece, invitò il sovrano ad ascoltare una predica che avrebbe tenuto al tempio, di fronte a tutti i suoi fedeli. Durante la predica Matteo dichiarò pubblicamente l'impossibilità, per la ragazza, di infrangere il voto con un matrimonio terreno, anche se di un re. Questa predica costò a Matteo la morte sotto l'altare, dopo la celebrazione della Messa, trafitto a colpi di spada dal sicario del re Itarco.

Culto del Santo

La tradizione vuole Matteo morto in Etiopia. Le reliquie, ritrovate, furono trasportate nella regione Campania, diocesi di Capaccio. Furono i Longobardi a ritrovarle e, il 6 maggio 954 a riportarle a Salerno dove si trovano attualmente e vengono conservate nella cripta della cattedrale. San Matteo è protettore della Guardia di Finanza e dei commercialisti proprio per la sua professione esercitata prima della conversione.

Il martirio dei santi martiri cristiani

Il significato del termine, secondo il cristianesimo è la condizione subita dal martire, il seguace del cristianesimo, per difendere la propria posizione di fede o per difendere quella di altri cristiani. Torture, lapidazioni, crocifissioni e condanne sui roghi erano le morti più comuni per i primi cristiani della Chiesa primitiva. Inizialmente considerata una condizione di sacrificio o privazione per professare la propria fede in Dio, in seguito la parola martirio venne riservata a coloro che venivano uccisi per difendere la propria fede. I primi martiri furono probabilmente gli apostoli di Gesù, tranne San Giovanni che morì in esilio. Fu solo Costantino, l'imperatore che proclamò nel 313 il celebre editto, pose fine al periodo chiamato era dei Martiri. Santo Stefano è considerato il primo martire del cristianesimo e viene anche detto protomartire. San Giovanni Battista è considerato anch'esso un martire per la fede cristiana sebbene sia stato sacrificato prima della morte di Cristo. Il suo martirio e quindi in discussione dalla teologia.

Caravaggio

Caravaggio nasce a Milano il 29 settembre 1571 e muore a Porto Ercole il 18 luglio 1610. La sua vita ha ispirato molti racconti e molti film. Non visse a lungo ma le vicissitudini che affronto, i legami che strinse con i potenti dell'epoca e le opere d'arte e i capolavori che lascio fecero di lui un personaggio leggendario ancora oggi ricordato e ammirato nei più importanti musei del mondo. Il fatto più drammatico della sua vita fu l'omicidio del quale si rese responsabile il 28 maggio 1606. Durante una rissa uccise un uomo e per questo fu condannato a morte. Sopravvisse solo fuggendo e morì a Porto Ercole in seguito alle complicazioni di una probabile infezione intestinale curata inutilmente da una confraternita locale. Intanto il papa Paolo V stava lavorando alla revoca della sua condanna a morte.

Scheda tecnica

Michelangelo Merisi da Caravaggio
Martirio di San Matteo
1600-1601
olio su tela
323×343 cm
Chiesa di San Luigi dei Francesi, Roma, Italia

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Caravaggio dipinse La Decollazione di san Giovanni Battista, attenendosi alla iconografia ufficiale dell'epoca che indicava di rappresentare anche il carcere nel quale il Santo era stato rinchiuso.