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ARTE

Renč Kérosen

Renč Kérozen e le donne di Rebibbia

Conversazione con un artista che celebra la vita e la natura

Di Marco Rabino

Pubblicato il: 27-10-2017

Casa Circondariale di Rebibbia femminile
Roma, Lazio, Italia

2017 | 27 ottobre

Renè Kérozen è stato in carcere per lavorare con le donne di Rebibbia nel 2002, su invito dell'associazione Il cielo sopra l'Esquilino. Renè Kérozen è un artista gioioso, che lavora con colori molto accesi e immagini tratte da un universo interiore che celebra l'uomo e la natura. All'epoca, Renè era un artista che sperimentava molti linguaggi, anche quelli tridimensionali, e nel carcere di Rebibbia pensò di portare la tecnica che allora stava sperimentando: la crochet art, che prevede l'utilizzo di fili di lana o altro materiale, e un uncinetto, per creare catene di corda da assemblare per ricoprire oggetti quotidiani oppure creare vere e proprie sculture di filo.

Renè Kérosen e le donne di Rebibbia A portare Renè Kérozen nel carcere di Rebibbia, per creare un laboratorio artistico, fu una sua amica curatrice che parlò di lui ad una volontaria dell'associazione Il cielo sopra l'Esquilino che portava avanti, allora, un progetto chiamato "Ora d'aria". Renè racconta di aver avuto un attimo di perplessità poiché non era mai stato a contatto con la realtà della detenzione, ma, lo convinse il ricordo di una trasmissione cvista, in Francia, negli anni 70, quando era bambino, nella quale il cantante francese Johnny Hallyday, molto noto anche per essere stato il marito della cantante Sylvie Vartan, raccontava di un suo progetto che lo stava portando a cantare per i detenuti di un carcere francese, proprio come Johnny Cashnel carcere di Folsom e di Saint-quentin negli Stati uniti.

Renè Kérosen e le donne di Rebibbia L'artista, allora adolescente, fu molto colpito da questa trasmissione nella quale Johnny Holiday parlava del suo progetto all'amico attore Alain Delon. L'artista Renè Kérozen, ormai adulto, si ricordò di quella trasmissione e pensò che era compito di un artista o comunque di un autore, portare in carcere la propria opera per attivare un percorso di riabilitazione in favore delle persone detenute. Renè disse così di sì alla volontaria Anna, ma il nome forse non era questo visti gli anni trascorsi, e affrontò l'iter burocratico per accedere agli ambienti del carcere femminile di Rebibbia. Renè mi racconta particolari molto interessanti e in qualche caso divertenti. Il primo ostacolo, che per lui fu motivo di sorpresa, visto che non aveva mai lavorato in ambiente detentivo, fu l'impossibilità di poter portare un uncinetto in metallo all'interno del carcere. Renè fece quindi una ricerca in molti negozi romani finché non trovo degli uncinetti in bachelite e in osso, che furono accettati dalla sicurezza del carcere.

Munito, così, di gomitoli colorati e uncinetti inoffensivi iniziò il suo percorso laboratoriale con le donne di Rebibbia. Il primo step fu tutto da inventare e Renè decise di proporre alle donne e alle ragazze di realizzare dei disegni che le rappresentassero per iniziare ad avere un primo contatto e creare una atmosfera creativa che attingesse all'esperienza personale delle partecipanti. I disegni sono evocativi e raccontano molto di coloro che li hanno creati soprattutto delle loro emozioni.

Renè Kérosen e le donne di Rebibbia Renè ricorda con particolare affetto una detenuta che gli fece vedere la foto della figlia alla quale voleva assolutamente ricongiungersi. Il processo creativo prese una direzione che posso definire minimale. Renè aveva in mente di creare un grande progetto per ricoprire un intero aereo con il crochet realizzato dalle detenute. Purtroppo, come in tutti questi casi, bisogna fare i conti con la limitatezza del posto e delle risorse e il progetto di Renè e delle sue ragazze rimase incompiuto. Rimase però nel cuore di Renè il ricordo di aver lavorato con le donne di Rebibbia che nei pochi incontri fatti gli diedero una forte impressione di umanità e lo accolsero come un vero amico.

Renè racconta che alcune di loro confessarono a lui i reti per i quale erano state condannate. Reati a volte terribili, ma che rimasero in sottofondo alla loro relazione creativa e non furono in alcun modo condizionanti durante i laboratori. Ora Renè non abita più a Roma, abita nella campagna romana ad Arpino e dipinge gioiose immagini di umanità, di natura del luogo e di ricordi depositati nei suoi ricordi di viaggio.

Renè Kérosen e le donne di Rebibbia Renè ha viaggiato molto e continua a viaggiare per raccogliere suggestioni da realizzare all'interno delle sue opere, anche di grandi dimensioni, che raccontano un mondo colorato e non contaminato dalle miserie contemporanee. Tra tutti i viaggi che Renè ha compiuto quello che ha fatto a due passi da casa, a Roma, nel carcere di Rebibbia, non è sicuramente quello più esotico, ma è sicuramente quello che ricorda con più affetto e con più intensità. È stato un viaggio in una realtà difficile e particolarmente dura da conoscere. É stato un viaggio emotivo ed è stato un viaggio umano che lo ha portato a conoscere delle esperienze di vita dolenti ma reali che gli hanno dato molto e delle quali ha conservato un ricordo forte e affettuoso.

Per vedere le opere di Renè Kérozen: http://kerozen.it/

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