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I disegni dei panos - Carcerati latinoamericani

PRISON CULTURE - Gli speciali

I disegni dei panos - Carcerati latinoamericani

Carceri, riciclo e giustizia riparativa

Di Marco Rabino

Pubblicato il: 25-07-2017


2017 | 25 luglio

Riparare esistenze. Questo pensiero mi viene in mente quando leggo di progetti che dichiarano, tra le loro finalità, quella di ispirarsi a modalità di giustizia riparativa. Il termine che identifica questa filosofia di trattamento della pena, fa riferimento alla modalità di rimedio del danno che l'autore di reato ha causato alla società civile.

In realtà mi piace pensare che ad essere riparata sia l'esistenza del condannato. Una esistenza, come anche quelle di cittadini liberi, non soggette a ricondizionamento giudiziario, ma sicuramente bisognose, periodicamente, di revisione e aggiustamenti, piccoli o importanti. L'idea di un riciclo delle esistenze, ospiti delle patrie galere, dovrebbe essere una norma, visto che la pena è finalizzata alla rieducazione e non alla punizione detenuto. Rieducazione è un termine che possiede una vaga allusione paternalistica se non presuntuosamente istituzionale e sottintende una élite pura e moralmente ineccepibile che bacchetta il condannato e lo riporta sulla retta via.

Penso al film Clockwork Orange tratto dal libro di Anthony Burgess del 1962, diretto da Stanley Kubrik nel 1971, nel quale un ragazzo deviante viene sottoposto ad un esperimento di rieducazione, tramite condizionamento con tecniche pesantemente invasive, psicologicamente e fisicamente. Rieducazione, un termine che non mi piace ma che la nostra costituzione ci indica. Meglio di nulla. In ogni caso non che il sistema attuale applichi in pieno il mandato costituzionale. Non sono io ad affermarlo, mi limito a prendere atto delle letture sociali e cronachistiche di operatori e garanti, regionali e comunali, dei diritti dei detenuti.

Mi piace pensare che le reali attività di riconversione di atteggiamenti devianti siano quelle messe in atto dai tanti operatori culturali che portano in carcere il teatro, la scrittura creativa, l'arte, la cultura, lo sport, la pratica del giardinaggio e della cura del verde, la passione per la cucina e per la sartoria. Le attività sono tante e lasciate alla creatività degli operatori delle tante associazioni. Il comune denominatore di questi progetti, sebbene non direttamente restitutivi, come l’attività di cura di un parco pubblico, è quello di promuovere la nascita di una coscienza personale e una maggiore autostima, sviluppando strumenti intellettuali e creativi che permettono al condannato detenuto di iniziare ad apprezzare e a trarre soddisfazione esistenziale da percorsi culturali e socializzanti che sostituiscono la pratica deviante e l’identificazione con un profilo esistenziale criminoso.

Quando penso alla validità dei progetti rivolti agli adolescenti, indirizzati al recupero di atteggiamenti devianti o semplicemente antiscolastici, rifletto sul fatto che il processo di identificazione dei ragazzi con profili devianti o difficili, che ne fanno i loro insegnanti è un rischio sempre in agguato. L'adolescente alla continua ricerca di una forte identità, a forza di sentirsi appellare con aggettivi negativi, e indicato come attore di azioni fuori norma, fa presto ad assumerli come tratti distintivi della individualità che si sta costruendo. Nasce forse da qui una personalità deviante? Chiederò più saggiamente a qualche amico esperto e professionista della psiche.

Le attività di riciclo virtuoso, dal rifiuto tecnologico a quello indifferenziato, si stanno diffondendo come pratica di eccellenza in alcune carceri nazionali. Auguriamoci che si diffondano in modo capillare come il riciclo di esistenze devianti che, inoltre, avrebbero tanto da insegnare agli adolescenti difficili.

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