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I disegni dei panos - Carcerati latinoamericani

PRISON CULTURE - Gli speciali

I disegni dei panos - Carcerati latinoamericani

Arte, spettacoli, teatro e cultura in prigione

Cosa porta gli artisti ad esibirsi in carcere e a lavorare insieme ai detenuti?

Di Marco Rabino

Pubblicato il: 17-07-2017


2017 | 17 luglio

Il monitoraggio quotidiano che compio sulle pagine dei magazine, on line e cartacei, dei palinsesti televisivi, all'interno delle proposte dei media professionali insomma, mi porta a pensare che la comunità artistica, creativa in genere, si stia sempre più interessando alla realtà della detenzione e voglia tentare di rappresentarla. Altre volte mi pare che professionisti dello spettacolo si rivolgono alla prigione per la curiosità di avere di fronte un pubblico diverso dal solito.

Le dichiarazioni di intento degli artisti, quando vengono rese alla stampa, sono sempre più o meno le stesse, intenti di tipo sociale, volontà di portare un attimo di evasione creativa dietro le sbarre. Ho letto interessanti moventi di tipo partecipativo, comprensibili nel caso di cantanti neomelodici, da sempre vicini al mondo del carcere. Qualcuno torna a cantare per i detenuti perché è passato, anche se di corsa, dalla galera, altri hanno condiviso momenti di grande amicizia con persone finite dietro le sbarre. La carità sociale è un sentimento condivisibile, socialmente e spiritualmente. Però.

Qualche anno fa, in occasione di un affollato incontro con operatori culturali e artisti, riuniti nella prospettiva di organizzare un evento misto, detenuti e liberi, un artista dichiarò schiettamente, forse ingenuamente, la motivazione che lo aveva spinto a partecipare all'evento. Il ragazzo, sui 30 anni, nato nella periferia cittadina, raccontò di quanto lui e i suoi amici adolescenti fossero affascinati da ragazzi più grandi di loro al ritorno da soggiorni penitenziari. Mi colpì, più della situazione, prevedibilissima, la dichiarazione del giovane artista, molto schietta, fresca nella sua ingenuità quasi adolescenziale.

Dopo anni letture di comunicati stampa su eventi in prigione, motivati da dichiarazioni dalla correttezza morale ineccepibile mi chiedo se il carcere non possieda un’aura particolarmente inquietante tale da suscitare l'interesse emozionale dell'artista, soggetto inquieto e da sempre alla ricerca di forti emozioni che sollecitino il suo estro creativo. Se così è perché non dichiararlo? I drammi personali, che portano un uomo dietro le sbarre, sono a volte terribili. A sentirli raccontare non ci si stupisce mai tante sono le storie che portano una persona ad affrontare il giudizio.

Se ne può fare un racconto di pura cronaca, e sollevare l'indignazione del lettore. La sua condizione può diventare oggetto di analisi sociale o psicologica spogliando il detenuto della sua individualità e considerandolo come il target di una ricerca scientifica. Può essere soggetto a compassione religiosa o sociale e diventare il protagonista di un dramma collettivo per una comunità. Ma cosa rappresenti per un artista l'incontro con il mondo della prigione, immagino che non sia facilmente prevedibile visto che l'arte stessa non è prevedibile e l'autentica creatività è una condizione di febbrile voracità che si nutre di storie drammatiche e cresce bene nelle zone grigie dell'esistenza umana.

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