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DOCUMENTARI

eVisioni 2017

eVisioni V edizione, Prove di Libertà nel docu-film italiano

Racconti di reinserimento del dopo carcerazione

Di Marco Rabino

Pubblicato il: 02-10-2017

CLE - Campus Luigi Einaudi Torino, Lungo Dora Siena, 100
Torino, Piemonte, Italia

2017 | 5 ottobre - 9 novembre

Uscire dal carcere è il desiderio di ogni detenuto. Dopo tanti anni di detenzione, la libertà, è una realtà da riconquistare. Come molte testimonianze rivelano, l'inclusione sociale diventa più complessa in relazione al numero di anni che un detenuto passa in carcere perché fuori il mondo cambia. Il cinema ha raccontato spesso lo spaesamento di coloro che tornano da un lungo soggiorno dietro le sbarre e gli autori hanno utilizzato l'uscita dal carcere come incipit e premessa narrativa del loro film. Le storie che fanno partire il racconto dall'esterno di un carcere, all'uscita dell'ex detenuto, sono trasversali e toccano ogni genere cinematografico, crime, azione, amore, fantasy, commedie. La scena delle porte del carcere che si aprono per liberare un ex detenuto è talmente forte e significativa da rappresentare un momento simbolico, di passaggio, da un mondo ad un altro. Un prima e un dopo. Tale immagine racchiude già una storia. Chi è quella persona? Cosa avrà fatto? Quali terribili storie avrà da raccontare? E adesso cosa farà.

Il festival eVisioni 2017 risponde a queste domande dedicando proiezioni ed incontri al ritorno di una persona agli affetti e alla realtà libera di ex detenuti. Claudio Sarzotti, dell'Università di Torino, e il gruppo degli organizzatori, Valentina Noja e Vittorio Sclaverani dell'Associazione Museo del cinema di Torino, dialogheranno con gli autori e ci aiuteranno ad approfondire questa scomoda ma diffusa realtà sociale. Le Prove di libertà sono quelle di figli, padri, nonni e bambini che soggiornano nel carcere con la madre fino ai tre anni ed escono settimanalmente, accompagnati, da volontari, per non perdere il contatto con il mondo libero. Sono detenuti che incontrano studenti, in questo caso del liceo musicale di Rivarolo Canavese, in provincia di Torino, per organizzare uno spettacolo.

Marco Rabino

eVisioni 2017 (5^ edizione)

Prove di Libertà

5 ottobre - 9 novembre 2017

Campus Luigi Einaudi Lungo Dora Siena 100/A - Torino

La quinta edizione della rassegna cinematografica e teatrale, a cura del Dipartimento di Giurisprudenza, del progetto Cittadinanze del Campus Luigi Einaudi e del Museo della memoria carceraria di Saluzzo con la collaborazione del Moving Torino Film Festival, quest’anno affronta il tema dei confini tra istituzioni totali e società esterna. Le mura di queste istituzioni sono diventate negli ultimi anni più permeabili. Non solamente perché un sempre più vasto numero di persone vi entra per varie ragioni, ma anche perché agli stessi internati vengono offerte possibilità di reinserimento sociale attraverso periodi di libertà. Si tratta, peraltro, di “prove di libertà” non facili da superare. La società esterna spesso respinge, non accoglie, non sa dimenticare, ragiona per stereotipi e il marchio dell’istituzione totale rischia di costruire carriere devianti da cui diventa difficile uscire. Le esperienze artistiche contenute nella rassegna raccontano proprio le gioie e i dolori di questi percorsi, dove il racconto che coinvolge in prima persona gli internati diventa per loro stessi strumento di riabilitazione e di resilienza.

Claudio Sarzotti

Programma

Giovedì 5 ottobre 2017, ore 17

Aula Magna, Campus Luigi Einaudi Lungo Dora Siena 100/A - Torino

Docufilm Padiglione 25: diario degli infermieri

di Massimiliano Carboni e Claudia Demichelis

Ne discutono con gli autori e Vincenzo Boatta (attore infermiere)

Maria Grazia Giannichedda

Università di Sassari

Michele Miravalle

Università di Torino

Nell’estate 1975 un gruppo di infermieri dell’istituto manicomiale S. Maria della Pietà di Roma, influenzati dalle idee di Franco Basaglia, decidono di occupare e autogestire uno dei padiglioni del manicomio: il Padiglione 25. Inizia così per gli “ospiti” un lavoro lento e faticoso di reinserimento progressivo nella società, obiettivo finale del progetto è la definiva dimissione dei degenti. Per 12 mesi ogni aspetto della vita del reparto viene annotato dagli infermieri in un diario che testimonia il difficile e quotidiano percorso di liberazione dal regime di segregazione manicomiale. La voce di Giorgio Tirabassi accompagna lo spettatore nella lettura del diario e sono gli stessi infermieri che ripercorrono nelle interviste questa esperienza. La storia del Padiglione 25, oggi raccontata anche in un libro, è insieme specifica ed emblematica: una storia di pochi che si connette a quella dei molti. Attraverso le testimonianze di chi ha lavorato fianco a fianco con Franco Basaglia, il contributo delle immagini dell’archivio AAMOD e della Fondazione Franco e Franca Basaglia, l’archivio video degli infermieri stessi e infine grazie alle suggestive animazioni di Annalisa Corsi siamo riusciti a fotografare un momento di passaggio importante nella vita di un’Italia che in quegli anni cominciava a liberarsi dai manicomi. La vicenda di Padiglione 25 rappresenta ancora oggi un esempio per chi vuole riflettere sull’attuale condizione del trattamento e della cura del disagio psichico.

Giovedì 12 ottobre 2017, ore 17

Aula Magna, Campus Luigi Einaudi Lungo Dora Siena 100/A - Torino

Docufilm Ombre della sera

di Valentina Esposito

Ne discutono con la regista

Domenico Arena

Direttore Ufficio Esecuzione Penale Esterna Piemonte Liguria e Valle d'Aosta

Vittorio Sclaverani

Associazione Museo Nazionale del Cinema

Il docu-film è l’opera prima di Valentina Esposito, registra teatrale impegnata dal 2004 nella direzione di una compagnia di persone recluse all’interno del carcere di Rebibbia di Roma. Interpretato da 5 persone in misura alternativa, il film trae ispirazione dalla biografia degli interpreti per raccontare storie di solitudine, storie di padri che dopo anni di lontananza tornano a casa nel disperato tentativo di ricostruire una relazione coi propri figli e le proprie compagne. Queste complicazioni nell’ambito familiare si rispecchiano anche nel contesto lavorativo, dove alle difficoltà di un mercato del lavoro da tempo in crisi si sommano pregiudizi culturali e ostracismi viscerali. Ed invece l’articolo 27 della Costituzione italiana assegna alla pena detentiva una funzione precisa: sostenere e accompagnare i cittadini reclusi in un percorso di riabilitazione che dovrebbe metterli in grado, scontata la condanna, di reinserirsi nella società civile, anche grazie al lavoro. Di questo percorso, di questo cammino che passa dalla condanna alla liberazione, la società conosce ben poco perché è ancora condizionata da una visione del carcere come luogo di espiazione fine a sé stesso. Il film è stato realizzato con il sostegno del Ministero della Giustizia e del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo ed è stato presentato lo scorso aprile al Festival del Cinema Indipendente di Buenos Aires ricevendo il Premio Menzione Speciale della Giuria. Candidato al Nastro d’Argento 2017.

Giovedì 19 ottobre 2017, ore 17

Aula Magna, Campus Luigi Einaudi Lungo Dora Siena 100/A - Torino

Docufilm Ninna nanna prigioniera

di Rossella Schillaci

Ne discutono con la regista

Laura Cesaris

Università di Pavia

Valentina Noya

Associazione Museo Nazionale del Cinema

Jasmina è una giovane donna di 24 anni, orgogliosa e sicura di sé. È in carcere in custodia cautelare e con lei vivono anche i suoi figli più piccoli: Lolita, di due anni e Diego, di pochi mesi, mentre il figlio più grande vive con la nonna. Il film accompagna da vicino il quotidiano di questa piccola famiglia, mentre i mesi passano, durante momenti di speranza e attesa. I piccoli gesti di tutti i giorni, il bagnetto, il pranzo, le passeggiate lungo i corridoi del carcere rivelano il dramma con cui ogni madre si troverebbe a confrontarsi in una situazione simile, la scelta tra crescere i propri figli, avendoli accanto, ma in prigione, o lasciarli liberi senza di lei, per un tempo della durata indeterminata. Un ritratto intimo e partecipe su maternità, responsabilità, e scelte, ma anche sull’energia vitale dell’infanzia, capace di trasformare anche il tetro mondo carcerario. Girato nel “Nido”, il reparto dedicato alle detenute madri di figli minori di tre anni all’interno della Casa Circondariale Lorusso e Cutugno di Torino, il film è stato presentato tra gli eventi speciali alla 24esima edizione di Sguardi altrove Film Festival di Milano e, lo scorso settembre, al concorso nazionale cinematografico LiberAzioni di Torino; vincitore del Life Tales Award alla 13esima edizione del Biografilm Festival 2016 di Bologna.

Giovedì 26 ottobre 2017, ore 17

Aula A1, Campus Luigi Einaudi Lungo Dora Siena 100/A - Torino

Docufilm Spes contra spem: liberi dentro

di Ambrogio Crespi

Ne discutono con il regista

Sergio D’Elia

Nessuno Tocchi Caino

Elisabetta Zamparutti

Rappresentante italiana del Comitato per la Prevenzione della Tortura del Consiglio d’Europa

Bruno Mellano

Garante regionale delle persone sottoposte a misure restrittive della libertà personale

In Italia esistono due tipi di ergastolo, quello più noto per così dire normale e quello, meno conosciuto, ostativo, riservato ai cd. mafiosi. Nel primo il condannato ad ergastolo può, dopo 26 anni di detenzione, uscire dal carcere usufruendo di misure alternative. Nel secondo caso, del “fine pena mai”, il detenuto vivrà senza poter accedere ad alcun beneficio. Una pena immutabile, tranne in un caso: collaborare con la giustizia, diventare “pentiti”. Spes contra spem, attraverso le testimonianze di ergastolani e operatori penitenziari ricostruisce questa condizione apparentemente senza speranza. Criminali, mafiosi, autori di numerosi omicidi ci accompagnano in un viaggio inimmaginabile; un viaggio dentro ad anime oscure, un viaggio nel buio profondo attraverso squarci di luce. Volti, racconti. Un docufilm politico, che pone attraverso la voce del condannato e dell’amministrazione penitenziaria la prospettiva, il senso della pena e la sua espiazione; la questione della redenzione ma non certo il perdono. Un manifesto contro la criminalità, scritto da criminali che sgretolano il mito del criminale stesso. Uomini con un ergastolo ostativo, un “fine pena mai” che oggi sono un manifesto delle istituzioni e che ringraziano chi li ha sottratti alle loro vite “libere” perdute. Un manifesto contro la criminalità, scritto da criminali che sgretolano il mito del criminale stesso. Un docu-film che non impone risposte, ma domande. La speranza contro ogni speranza, anche dove sembrerebbe non avere ragione di esistere.

Giovedì 9 novembre 2017, ore 17

Aula A1, Campus Luigi Einaudi Lungo Dora Siena 100/A - Torino

Spettacolo teatrale Parole che suonano a cura degli studenti del Liceo Musicale di Rivarolo Canavese

Ne discutono:

Grazia Isoardi

Compagnia teatrale Voci erranti di Saluzzo

Claudio Montagna

Compagnia teatrale Teatro e Società di Torino Mimmo Sorrentino

Compagnia teatrale TeatroIncontro di Vigevano

Parole che suonano ha avviato, nel 2016, un progetto di musica e poesia tra Piemonte e Lombardia, fra l’Associazione CISPROJECT- Leggere Libera-Mente (LLM) che cura laboratori di scrittura creativa e autobiografica nel carcere di Opera, l’Associazione Liceo Musicale di Rivarolo e l’Associazione Assistenti Volontari Penitenziari di Ivrea “Tino Beiletti” onlus. Fil rouge del doppio incontro, “Ricomincio da me.... e da voi”, versione musico/teatrale dei testi di Giuseppe Catalano (detto il Beddo), corsista dei laboratori di LLM, ora in libertà, su brani arrangiati dai docenti ed eseguiti da allievi dell'Associazione Liceo Musicale di Rivarolo Canavese. Una forma di dialogo fra il mondo della scuola e della detenzione patrocinato anche dalla Città Metropolitana di Torino, in vista di futuri sviluppi in area torinese. Più volte premiato, ora cittadino onorario di Trezzano sul Naviglio, Catalano ha partecipato a prove e registrazione dei nove brani del cd presso il Riverside Studio di Torino, discutendone interpretazioni e arrangiamenti con autori ed esecutori. In parallelo, corsisti e docenti di LLM hanno realizzato il libro “Le nostre parole per voi" dedicato ai giovani. A raccordo dei due lavori alcuni aforismi di Giuseppe Carnovale. Leggero e intenso al tempo stesso, lo spettacolo, “firmato” dalle tre associazioni con la regia di Sonia Magliano, ha visto il debutto in scena delle liriche arrangiate, cantate e danzate dai giovani artisti coordinati dall'intero corpo docenti.

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