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DOCUMENTARI

Ninna nanna prigioniera un documentario di Rossella Schillaci

Ninna nanna Prigioniera di Rossella Schillaci proiettato per i detenuti del carcere di Torino

Madri in carcere e bambini dietro le sbarre

Di Marco Rabino

Pubblicato il: 08-09-2017

Casa Circondariale Lorusso e Cutugno - Via Adelaide Aglietta, 35
Torino, Piemonte, Italia

2017 | 8 settembre

Il documentario intitolato Ninna nanna prigioniera di Rossella Schillaci è stato presentato ad un pubblico di detenuti della Casa Circondariale Lorusso e Cutugno di Torino. La proiezione è stata inserita nel palinsesto del festival LiberAzioni, organizzato da alcune realtà associative della città di Torino coordinate dall'associazione Sapereplurale della quale fanno parte Rosetta D'Ursi, Liz O'Neill, Lucia Portis, Liviana Tosi e Susanna Ronconi. Il documentario è stato presentato in anteprima mondiale domenica 12 giugno 2016 al Cinema Lumière – sala Scorsese. al “Biografilm Festival 2016 – International Celebration of Lives” che si è svolto dal 10 al 20 giugno 2016 a Bologna, nella sezione competitiva Biografilm Italia. Per celebrare la giornata dedicata alle donne, l'8 marzo 2017, Ninna nanna prigioniera è stato proiettato presso il cinema Massimo di Torino, una sede prestigiosa, annessa al Museo Nazionale del Cinema della città.

Rossella Schillaci ha girato il documentario, prodotto da Indyca, dedicato alla maternità prigioniera negli ambienti del carcere di Torino con un'attenzione particolare al rapporto madre figlio che in detenzione diventa ulteriormente delicato. La regista Schillaci ha trovato ispirazione per il suo lavoro in occasione di un incontro che la donna e madre Schillaci ha avuto durante un corso di massaggio infantile presso un asilo nido che si trova nei pressi del carcere di Torino. Nella stessa struttura si trovavano i figli delle donne detenute che, per qualche ora alla settimana, escono dall'istituto penitenziario per socializzare con altri bimbi. Rossella Schillaci non conosceva la condizione delle detenute, madri di figli sotto i tre anni, che il trattamento della pena vigente consente di coabitare in carcere conducendo una maternità ambivalente: madre e figlio rimangono insieme ma il bimbo cresce dietro le sbarre.

Le riflessioni della regista, dalla sensibilità molto vicina alle madri prigioniere, sono state di tipo pratico. Schillaci ha immaginato le madri alle prese con le incombenze quotidiane, che pone la crescita di figli piccoli, e si è posta delle domande che hanno ispirato la struttura del documentario che è stato costruito con un tono di intima comprensione e complicità tra la regista e i protagonisti. Al centro del delicato racconto, che si basa su più di un anno di riprese, vi è un nucleo familiare composto dalla giovane madre, Jasmina, Lolita di due anni e il fratellino di pochi mesi, Diego che diventano spontaneamente attori di un vissuto quotidiano affettivo e, nonostante le sbarre, gioioso.

Ninna nanna prigioniera inizia con una ripresa che racchiude la dichiarazione d'intenti che Rossella Schillaci ha voluto consegnarci con il suo lavoro. In primo piano Lolita ci viene incontro a cavallo del suo triciclo, seguita da Diego che felice, dal passeggino, incita la corsa in avanti. Intorno il grigio della città e del carcere che non frena l'entusiasmo dei due fratellini pronti ad affrontare la vita, accanto alla loro madre, nonostante tutto.

Dello stesso argomento ricordo un film potente e fortemente realistico diretto da Stéphane Cazes e intitolato Ombline, Francia, del 2012. Attrici protagoniste Mélanie Thierry che interpreta Ombline Morin, la giovane madre, Corinne Masiero è Sonia, Nathalie Bécue la Surveillante Tatiana e Catherine Salée è Isabelle. La maternità della giovane Ombline si rivela in carcere dove nasce il piccolo Lucas. Oltre alle condizioni difficili che ostacolano la relazione madre e figlio, il dramma esplode quando Ombline deve lasciare, obbligatoriamente, il figlio dopo 18 mesi.

Tratto da una storia vera è il film Love Child di Larry Peerce, del 1982. Gli autori intesero lanciare un appello in favore delle madri, partorienti in ambiti detentivi. La vicenda è ambientata nel 1977 e diciottenne Jean Terry Moore viene arrestata e condotta al Broward Correctional Institution, dove deve scontare diversi anni di detenzione. Terry  si ritroverà incinta in seguito alla relazione con un agente di custodia sposato. Le autorità vogliono impedire a Terry di crescere la piccola Precious per insabbiare un caso scomodo ed evitare precedenti difficilmente gestibili. La solidarietà tra Terry e le compagne porterà ad un esito positivo.

Segnalo ancora un film del 2017, diretto da Mai Masri figlia di un palestinese e di una statunitense, 3000 nights, nato da una produzione internazionale tra Palestina, Francia, Giordania e Libano. Tratto da una storia vera racconta la triste vicenda di una giovane insegnante che si ritrova incinta e detenuta in un carcere di Massima sicurezza israeliano. La donna, aiutata dalle compagne, si rifiuta di abortire, come imposto dalle autorità, e porterà avanti la sua battaglia per dare alla luce il figlio e tenerlo con sé.

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