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LETTERATURA

The Ballad of Reading Gaol (La ballata del carcere di Reading) - Oscar Wild

The Ballad of Reading Gaol (La ballata del carcere di Reading)

Oscar Wilde

Di Anna Maria Nosotti

Pubblicato il: 28-09-2012


1897

Questa volta parliamo di un testo poetico, scritto dal grande Oscar Wilde :”The Ballad of Reading Gaol", scritto dopo la sua scarcerazione, avvenuta il 19 maggio 1897, dalla prigione di Reading  e pubblicato nel 1898.

Wilde era stato accusato di omosessualità nel 1985 e, nel novembre dello stesso, venne condannato a due anni di lavori forzati presso la prigione di  Reading nel Berkshire. L'esperienza del carcere lo aveva duramente provato e in questo testo il poeta affronta i temi  della pena di morte, del senso di alienazione di ogni detenuto, costretto a compiere quotidianamente azioni ripetitive volte alla pura e semplice sopravvivenza, della nostalgia per il mondo “fuori”. Era stato  anche testimone dell'impiccagione di Charles Thomas  Wooldrige, uno dei pochi carcerati che aveva conosciuto durante la detenzione. La vicenda di quest'uomo, accusato di  omicidio (aveva tagliato la gola alla moglie con un rasoio), suscitò in Wilde una profonda riflessione sulla fatto che tutti possiamo considerarci malfattori, per cui  tutti abbiamo bisogno di essere perdonati. In questa prospettiva, i crimini più gravi  necessitavano del più grande perdono. Da questo testo in poi, il padre dell'estetismo maturerà un pessimismo sempre più profondo.

 “Eppure ogni uomo uccide ciò ch’egli ama, e tutti lo sappiamo: gli uni uccidono con uno sguardo di odio, gli altri con delle parole carezzevoli, il vigliacco con un bacio, l’eroe con una spada! Gli uni uccidono il loro amore, quando sono ancor giovani ; gli altri, quando sono già vecchi; certuni lo strangolano con le mani del Desiderio, certi altri con le mani dell’Oro; i migliori si servono d’un coltello, affinché i cadaveri più presto si gèlino.

Si ama eccessivamente o troppo poco; l’amore si vende o si compra; talvolta si compie il delitto con infinite lagrime, tal’altra senza un sospiro, perché ognuno di noi uccide ciò ch’egli ama – eppure non é costretto a morirne. Non é costretto a morire d’una morte infamante in un giorno di tetra jattura, non ha intorno al collo il nodo scorsoio, né la maschera sulla sua faccia; non sente, attraverso il palco, i suoi piedi precipitare nel vuoto.”

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