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LETTERATURA

I canti Orfici - Dino Campana

Sogno di prigione

Dino Campana

Di Anna Maria Nosotti

Pubblicato il: 30-11-2012


1910

Nel 1910, durante un internamento in un Ospedale psichiatrico in Belgio, il poeta  Dino Campana (1885-1932), scrive "Sogno di prigione", che  fa parte della raccolta “Canti orfici.”

Durante un’intervista, egli stesso riferirà che questa poesia è un lavoro di pura fantasia, che il personaggio cui si fa cenno, Anika è inventato, mentre in seguito affermerà che si tratta invece di  una donna realmente incontrata a Parigi; confermerà anche che il paese tra le montagne è Marradi, sua città natale. Nel suo sogno allucinatorio egli ci parla,  attraverso il suo stile  stile “visionario”, apparentemente confuso, che si avvale di  immagini mischiate e sovrapposte, della “ sua “ prigione, la follia, non meno dura di qualsiasi altro stato di reclusione.

Nella poetica di Dino Campana, Il verso è indefinito, l'articolazione espressiva in un certo senso monotona ,ma nel contempo ricca di immagini forti di annientamento e purezza. 

“Nel viola della notte odo canzoni bronzee.
La cella è bianca, il giaciglio è bianco.
La cella è bianca, piena di un torrente di voci che muoiono nelle angeliche cune,
delle voci angeliche bronzee è piena la cella bianca. Silenzio: il viola della notte: in rabeschi dalle sbarre bianche il blu del sonno.
Penso ad Anika: stelle deserte sui monti nevosi: strade bianche deserte: poi chiese di marmo bianche: nelle strade Anika canta: un buffo dall’occhio infernale la guida, che grida. Ora il mio paese tra le montagne.
Io al parapetto del cimitero davanti alla stazione che guardo il cammino nero delle macchine, sù, giù. Non è ancor notte; silenzio occhiuto di fuoco:
le macchine mangiano rimangiano il nero silenzio nel cammino della notte.
Un treno: si sgonfia arriva in silenzio, è fermo: la porpora del treno morde la notte: dal parapetto del cimitero le occhiaie rosse che si gonfiano nella notte: poi tutto, mi pare, si muta in rombo: Da un finestrino in fuga io? io ch’alzo le braccia nella luce!! (il treno mi passa sotto rombando come un demonio).”

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