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LETTERATURA

Lettere da S.Anna

Torquato Tasso

Di Anna Maria Nosotti

Pubblicato il: 07-12-2012


1581

“Nuova ed inaudita sorte d’infelicità è la mia, ch’io debba persuadere a Vostra Signoria reverendissima di non esser forsennato, e di non dover come tal esser custodito dal signor duca di Ferrara (T. Tasso, Le lettere,lettera a G.G.Albani )”

Nel 1579 Torquato Tasso viene internato nell’ospedale di S.Anna,poco distante dal castello ducale di Ferrara, dove resterà per ben sette anni. In realtà, la cella in cui viene segregato è quella di una prigione più che una stanza d’ospedale. Vari episodi precedenti alla reclusione avevano evidenziato le turbe psichiche dell'autore, che mostrava evidenti segni di insicurezza e soprattutto di follia; per questo, il duca Alfonso decise di allontanarlo definitivamente dalla corte, in cui Tasso si era reso protagonista di episodi anche violenti.

Le lettere costituiscono una testimonianza preziosa della reclusione, con la loro alternanza di toni, con la quantità di informazioni sulle speranze e sui progetti di scrittura del Tasso. Queste sono pervase dalla disperazione del poeta, da un sentimento di ingiustizia subita e insieme dal riconoscimento delle azioni sconclusionate e azzardate degli ultimi tempi.

Allo stesso tempo, Tasso inserì nelle sue pagine riferimenti eruditi ed eleganza retorica, ingredienti utilizzati a rassicurare i corrispondenti sulla lucidità di un poeta rinchiuso con la pesante diagnosi di una malinconia sfociata in follia Dopo un paio d’anni i toni si placarono, le richieste di liberazione si fecero meno frequenti e soprattutto meno disperate: nel corso del 1581 si registrano nell’epistolario espressioni di reverenza e fedeltà al duca, lettere e discussioni sull’etichetta cavalleresca.

L’altra faccia, oscura, di questa stagione risiede nelle lettere in cui Tasso descriveva i «disturbi», «umani e diabolici», cui era sottoposto nella sua reclusione Sono i passaggi più celebri dell’epistolario, quelli che hanno tradizionalmente accreditato la “follia” tassiana e che vanno invece visti come l’oscurarsi di una mente turbata che avrebbe negli anni successivi recuperato lucidità, mostrandosi capace di complesse costruzioni poetiche, quali il suo capolavoro, “La Gerusalemme Liberata”.

«[...] darò solamente avviso a Vostra Signoria de’ disturbi ch’io ricevo ne lo studiare e ne lo scrivere. Sappia dunque che questi sono di due sorte: umani e diabolici. Gli umani sono grida di uomini, e particolarmente di donne e di fanciulli, e risa piene di scherni, e varie voci d’animali che dagli uomini per inquietudine mia sono agitati, e strepiti di cose inanimate che dalle mani degli uomini sono mosse. I diabolici sono incanti e malìe, e come che degl’incanti non sia assai certo, percioché i topi, de’ quali è piena la camera, che a me paiono indemoniati, naturalmente ancora, non solo per arte diabolica, potrebbono far quello strepito che fanno; ed alcuni altri suoni ch’io odo potrebbono ad umano artificio, come a sua cagione, esser recati, nondimeno mi pare d’esser assai certo ch’io sono stato ammalato”

 

(154233) Tasso,Torquato. Lettere dal manicomio. 

A cura di Gianluca Reddavide. Roma, Le Nubi Ediz. 2005, cm.10,5x19,5, pp.XXI,151, br.con bandelle, Coll.Elettra,1. 

Per aver gridato alcune frasi ingiuriose contro il duca di Ferrara, l'11 marzo 1579 Torquato Tasso fu internato nell'ospedale di Sant'Anna. Venne recluso nel reparto riservato ai pazzi furiosi e trattato come frenetico. Vi rimase per sette anni. La follia del Tasso diverrà oggetto di secolari discussioni: c'è chi ha voluto vedervi una reale malattia mentale, chi ha interpretato la faccenda come un'invenzione del duca e chi, invece, vi ha visto una forma di mascheratura che il poeta stesso si era dato allo scopo di non rivelare qualcosa che aveva a che fare con la sfera del sesso. In cella Tasso scrisse bellissime lettere attraverso le quali denunziò la propria misera condizione ed esibì il proprio scontento, alternando esaltazione e lucidità.

EAN: 9788889616017

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