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LETTERATURA

Notre Dame des fleurs - Jean Genet, 1944

Notre Dame des fleurs

Jean Genet

Di Anna Maria Nosotti

Pubblicato il: 08-06-2014


Francia

1944

Se nasci da una prostituta che muore quando hai solo sette mesi, se vieni cresciuto a “spese dello stato”, se vieni incarcerato per furto a tredici anni in un penitenziario a regime durissimo, non puoi che avere una vita segnata da sofferenza e rabbia. Jean Genet cresce così, tra i bassifondi e le rapine, tra la violenza e la prostituzione maschile,incarcerato più volte. Perciò uno dei maggiori scrittori e tragediografi francesi del '900 scrive a 32 anni proprio in cella il suo primo romanzo, “Notre dame des fleurs”. Il manoscritto gli viene stracciato, ma Genet lo riscrive a memoria e riesce a fare uscire il libro dal carcere.

Cocteau e Sartre lo leggono e ne rimangono impressionati. Inizia a crearsi un movimento d'opinione formato da più di quaranta intellettuali che chiedono per Jean il condono del carcere a vita. Di colpo, Genet è al centro dell'attenzione. Scrive cinque romanzi prima di sprofondare in un silenzio creativo che dura due decenni, negli anni Quaranta e Cinquanta. Poi, all'improvviso, riemerge e compone quei drammi che lo consacreranno tra i massimi drammaturghi del '900. Proprio Jean Paul Sartre dedicherà un ponderoso saggio allo "scrittore ladro", intitolato "Santo Genet".

Notre Dames des fleurs: Il narratore è in carcere ed afferma di scontare una giusta pena e ci dice che la volontà di scrivere gli è venuta dalle sue fantasie masturbatorie. In fondo scrive solo per questo scopo, quello di passar il tempo dilettandosi da solo. Narra perciò la storia del travestito Divine , che frequenta sordidi locali notturni frequentati da ladri, assassini, sfruttatori di prostitute e spacciatoti di droga: vive in una soffitta che condivide con gli amanti più svariati, il più importante dei quali è un "magnaccia" arabo di nome Daintyfoot. Un giorno l'uomo gli presenta un giovane teppista soprannominato Notre Dame des Fleurs; un sedicenne di una incredibile bellezza. Questi verrà poi arrestato, processato e giustiziato: l'estasi e il godimento più apertamente sessuale accompagneranno la sua morte.

"L'abito dei forzati è a righe bianche e rosa. Se l'universo, di cui mi compiaccio, io per comandamento del cuore lo elessi, la facoltà ho almeno di scoprirvi gli svariati sensi che voglio: "ebbene, uno stretto rapporto esiste tra i fiori e gli ergastolani". La fragilità, la delicatezza dei primi sono della medesima natura della brutale insensibilità dei secondi. Ch'io abbia da raffigurare un forzato – o un criminale, – sempre lo coprirò di tanti e tanti fiori ch'esso, scomparendovi sotto, ne diventerà un altro gigantesco, nuovo." Jean Genet (Parigi, 19 dicembre 1910 – Parigi, 15 aprile 1986)

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Un chant d'amour é un cortomettraggio che si basa sull'esperienza che Genet fece in carcere, dove fu detenuto per diversi anni, condannato per furto. Affronta l'argomento della sessualità con evidenti allegorie e alcune scene escplicite. Puoi vedere l'intero film dalla recensione.