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LIBRI

Gabriele Bollassa  - Perchè?, graphic novel, 2017

La graphic novel nel solco della grande arte a sfondo sociale

L'impegno di Gabriele Bollassa per la formazione di minori in carcere

Di Marco Rabino

Pubblicato il: 04-10-2017


2017 | 4 ottobre

Gabriele Bollassa ha collaborato ad un progetto scolastico a favore dei ragazzi ospiti dell'istituto minorile Ferrante Aporti di Torino. La sua graphic novel aveva il compito di semplificare l'apprendimento e di creare una maggiore attenzione rispetto all'argomento affrontato, particolarmente significativo rispetto alle realtà di provenienza dei ragazzi. Si tratta di sfruttamento giovanile, lavoro illegale, che, in molte zone del mondo, coinvolge minori abbandonati o di strati sociali deboli. Situazione che nel sommerso delle Nazioni europee è sicuramente presente nei casi in cui il minore sfugge all'obbligo scolastico o abbandona gli studi.

Il linguaggio grafico è sicuramente un media più accattivante e semplice per passare contenuti e concetti al gruppo dei ragazzi che, normalmente, appartengono a culture eterogenee e non possiedono la conoscenza di una lingua comune e Gabriele Bollassa ha utilizzato una linea chiara, forme di facile identificazione ma con una forte caratterizzazione emotiva. Il centro della narrazione è, ovviamente, il ragazzino viaggiatore tra spazio e tempo che permette identificazione con il lettore. Il testo è stato reso al minimo, semplice ed essenziale.

Non definirei questa breve graphic novel un racconto "sociale", come ultimamente, in senso un po riduttivo, si è definita la produzione di autori che operano in collaborazione con agenzie del territorio. Questa attività, necessariamente veloce e poco attenta alla qualità, si presta ad azioni di terapia civile di nobilissimi intenti, ma spesso condotta da operatori, improvvisati artisti. Serve anche questo ma occorre anche premiare la professionalità. Nel senso che bisogna rivedere il concetto di opera autoriale, che si occupa di temi sociali. La tradizione viene da lontano. Sicuramente dall'interesse che scrittori e artisti dimostrarono verso la vita del popolo che diventava degna di essere rappresentata perché protagonista della rivoluzione industriale. Nelle opere dipinte, delle epoche precedenti, la persona qualunque poteva rientrare in un dipinto come comparsa di scena, per arricchire un paesaggio bucolico di pastorelli o rendere più viva una scena cittadina con mocciosi che corrono tra i banchetti di un mercato pittoresco.

Anche le rappresentazioni che l'artista inglese William Hogarth, di metà del 1700, sono grottesche e teatrali e suscitano un senso di voyeurismo sociale piuttosto che muovere alla ragione e alla compassione. Con il realismo si fa strada l'idea che un dipinto possa rappresentare anche un concetto, non solamente una bella immagine laica o una scena religiosa. Così gli autori impegnati girano città e campagne per rappresentare operai e contadini e solidarizzare con le loro drammatiche esistenze. Intanto i principi dell'Illuminismo hanno cambiato drasticamente il mondo della comunicazione. Esistono anche autori populisti che rappresentano deliziose scene di vita popolare, attraverso stereotipi quali scuole di orfanelli, ragazzini felici e straccioni che giocano nelle piazze cittadine, pastorelli amabili circondati da agnellini. Vi sono anche le vie di mezzo. Niente, però, all'altezza dei mangiapatate delle campagne del Belgio dipinti da Van Gogh durante il suo delirio mistico religioso. Poi Giovanni Verga, il realismo poetico e "green di Courbet", i personaggi di Honoré Daumier e Jean-François Millet, i soldati contadini dei macchiaioli e di Giovanni Fattori, il popolo che avanza di Giuseppe Pellizza da Volpedo. Autori di grandi ideali e passioni.

Nell'epoca contemporanea dei media informatici e dei social network tutto si confonde, si offuscato i valori e le qualità di un autore. Il pericolo è che il grande pubblico non riesca a decifrare il portato di un artista perché la velocità della comunicazione non permette un approfondimento. Un pericoloso appiattimento potrebbe scoraggiare l'impegno di un esordiente ad iniziare un percorso di ricerca che riserva anni di pratica e fatica. L'incoraggiamento, prima della rete, arrivava sul cartaceo specializzato e da critici ed esperti che indicavano strade e suggerivano percorsi. Ora un autore deve imporsi con più grinta, rigore e ostinazione professionale.

Per creare un'opera importante occorre misurarsi con la storia e la tradizione, anche quando si lavora con un fine comunicativo, più pratico, e non per la pura narrazione. Mi piace, quindi, pensare che il lavoro di Gabriele Bollassa si inserisca nella tradizione delle importanti opere, a sfondo sociale, che hanno raccontato la storia dei popoli europei. Prima erano gli operai e i contadini, ora sono le masse di migranti e i cittadini delle metropoli. Prima erano grandi pittori e scrittori, ora sono grandi autori, (perché no?) di Street painting e di graphic novel come Gabriele Bollassa.

Buona lettura

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