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LIBRI

Valelapena. Storie di riscatto dal carcere di Alba

“Valelapena”. Il libro fotografico sul vino prodotto dai detenuti del carcere di Alba

Armando Rotoletti e Luigi Dell’Olio

Di Marco Rabino

Pubblicato il: 03-08-2015

Casa di Reclusione di Alba
Alba, Piemonte, Italia,

2014

Valelapena. Storie di riscatto dal carcere di Alba” è un libro fotografico realizzato a cura del fotografo Armando Rotoletti e del giornalista Luigi Dell’Olio. Attraverso testi ed immagini viene raccontata l’esperienza di Valelapena etichetta del vino prodotto dai detenuti ospitati nella Casa di Reclusione di Alba.

Valelapena. Storie di riscatto dal carcere di Alba

Il progetto è nato nell'autunno del 2009 e promotore fu Giovanni Bertello un tecnico agronomo che insegna nel carcere di Alba. Bertello chiese all'amico e manager di Syngenta Paolo Lambertini un aiuto per avviare la produzione di vino utilizzando le uve coltivate all'interno del carcere. Partì, così, la convenzione con Syngenta che si impegnò a fornire le risorse economiche, prodotti e know-how per avviare la formazione ai detenuti.

Armando Roletti, fotografo, ha fotografato le fasi di produzione e sul suo sito così racconta, brevemente, la sua esperienza:

Eccolo, il libro di cui vi ho parlato nel mio ultimo post, è stato pubblicato. Oltre a farvi vedere qualche pagina del libro, vi faccio un piccolo riassunto di questa esperienza.

Vista dalla tangenziale che da Alba porta alle Langhe, la casa “circondariale” sembra una grande cascina. Come tante altre della zona, quasi si confonde in una campagna piantumata a mais, viti e nocciole. Occorre varcare il cancello di ingresso, passare i controlli della prima portineria, vedersi aprire il primo portoncino di ferro con la feritoia, poi un secondo, e poi un terzo, per capire di essere “dentro”.

Siamo in un quadrilatero di cemento e sbarre di ferro. Ingentilito, nel suo perimetro interno, da filari di vite che disegnano il verde come un dolce ricamo.

Sarà un omone alto e grosso, Sergio, educatore, a farmi conoscere il posto e la sua gente. A calarmi nell’ambiente. I detenuti arriveranno alla spicciolata, quasi incuranti  della mia presenza. Hanno “fretta” di vendemmiare. Sarà un piacere vederli al taglio dell’uva, ancor di più quando posano l’uva raccolta nelle ceste.

Basta guardarli negli occhi, osservare i gesti che compiono mentre vendemmiano per capire quanto sia grande il loro desiderio di redenzione.

Le stesse mani adoperate per commettere reati  ora si muovono agili, “innocenti”, per staccare dalla vite i grappoli di nebbiolo.

E’ una voce che filtra dalle sbarre, prepotente, a riportarmi dentro la realtà delle  carceri: “Vieni qui, fotografa le nostre celle. Viviamo in due, mangiamo, cuciniamo, ci laviamo, andiamo in bagno in un buco di in due metri per tre”.

Ho l’impressione che nel terzo millennio, agiamo, forse,  come  se fossimo ancora all’alba della civiltà: molto spesso ci limitiamo a chiudere sotto chiave i miserabili, vittime della lotteria delle nascite, del colore della pelle, perfino dei pregiudizi, trascurando in buona parte il problema di una vera rieducazione, almeno dove è possibile.

Questo sistema penale non di rado riduce le prigioni al ruolo di discariche sociali. Eppure qui ad Alba mi sembra di aver visto qualche cosa utile e coinvolgente, una via di “fuga” dall’abbrutimento, un’occasione di riscatto umano, psicologico e sociale.

Valelapena - Armando Rotoletti

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28 novembre 2014 si presenta presso la Casa di Reclusione Giuseppe Montaldo il carcere di Alba il libro fotografico "Vale la pena. Storia di riscatto dal carcere di Alba." Realizzatori il fotografo Armando Rotoletti e il giornalista Luigi dell'Olio. l'idea parte dall'autunno del 2009 quando Giovanni Bertello Insegnante Tecnico agronomo che lavora nel carcere di Alba chiede al manager di Syngenta Paolo Lambertini di aiutarlo nella realizzazione di un progetto che prevede la produzione di vino con uve coltivate all'interno del carcere di Alba. Nasce così il progetto che coinvolge 15 detenuti l'anno che conseguono il titolo di operatore agricolo per coltivare la vite di tipo Nebbiolo nera, l'Istituto enologico di Alba provvede alla vinificazione e si producono 1400 bottiglie l'anno. Progetto di grande valenza oltre che produttiva anche umana è formativa. Partecipano al progetto di Istituto enologico Umberto I di Alba che vinifica la produzione, la Fondazione Casa di Carità Arti e Mestieri Onlus, ente formatore, il Gruppo Operativo locale è composto da amministrazione penitenziaria enti locali e servizi sociali e sanitari, coordinamento del Comune di Alba e di Bra.