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LIBRI

Cattivi - Maurizio Torchio, 2015

Cattivi

Maurizio Torchio

Di Marco Rabino

Pubblicato il: 14-03-2015

Einaudi - Supercoralli
Italia

2015

Il libro di Maurizio Torchio "Cattivi" racconta il carcere sotto l'aspetto umano e non vuole essere una critica sociale o una denuncia dell'attuale sistema penitenziario italiano. Il protagonista è un detenuto condannato alla pena dell' ergastolo per rapimento e, in seguito, per l'omicidio di un agente di polizia penitenziaria. Il tono del racconto è molto crudo e non risparmia nulla. Le situazioni descritte e le parole raccontano una realtà dura, fatta di rispetto e di orgoglio, conquistati attraverso pestaggi e il sangue sgorgato dalle vene, lacerate a morsi, di un suidica. Tanto che la prigione diventa per il protagonista un habitat ormai naturale, una sorta di ambiente protettivo dove trascorrere il resto dei propri giorni. Il giovane uomo ha 27 anni ed è in carcere da tre, incarcerato per aver sequestrato e tenuta prigioniera una donna importante. Il crimine che, però, lo ha condannato alla dannazione in prigione è quello di aver ucciso un agente di polizia penitenziaria. Nessun altro agente lo può perdonare. Maurizio Torchio ha raccolto molto materiale per rendere la narrazione vera e intensa.


Dalla scheda della casa editrice

«La cella è lunga quattro passi e larga un paio di braccia tese. Se mi alzo in punta di piedi tocco il soffitto. È uno spazio a misura d'uomo. A misura mia».

Quello che scorre in cella d'isolamento è un tempo puro, svuotato di eventi. Tanto da far sembrare i giorni di chi può vedere la luce del sole - seppure attraverso le sbarre - come un luogo di libertà, fantasticato per sentito dire. Il mondo di fuori è piú evanescente ancora, piú irreale del passato, o dei sogni. Cresce allora la tentazione di chiamare il carcere casa, e farlo abitare dai ricordi: «Se ti svegli con il batticuore, per fortuna la prigione è lí che ti aspetta. Ti tiene sollevato, separato da terra, inchiodato con la branda nel muro. Sente i tuoi movimenti. Mentre dormi, la prigione trattiene il fiato per ascoltare il tuo respiro». L'orizzonte si restringe un istante dopo l'altro, ma anche i desideri cambiano forma: l'amore per chi si prende cura di te - non importa quanto crudelmente - dà l'innesco a una Sindrome di Stoccolma universale. Un incrocio di solitudini che accomuna carcerati e carcerieri, fino a estendersi all'intera prigione, compreso chi è apparentemente escluso da ogni società e gerarchia. Cattivi è un romanzo di parole e sentimenti compressi, storpiati dalle cattività che li restringono. Ma anche una storia di sopravvivenza in condizioni estreme. Dando fiato a una voce che finisce per diventare l'essenza stessa della reclusione, Maurizio Torchio è riuscito nel miracolo di descrivere, senza mai giudicare, i fili invisibili che legano carnefici e vittime. Il cibo, il sesso, i rumori, l'attaccamento appassionato agli oggetti, servono a parlare di ogni spazio chiuso. A raccontare ogni attesa vana, ogni dolore ripetuto che nella ripetizione trova un balsamo. Fino all'ostinata irragionevole speranza nel dopo, perché «tutta la vita non consumata dev'essersi conservata, in qualche modo, da qualche parte. Dovrà arrivare. Non può essere evaporata semplicemente passeggiando, dormendo».

Einaudi Maurizio Torchio - Cattivi

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