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LIBRI

Solovki. Le isole del martirio - Jurj Brodskij

Solovki. Le isole del martirio

Jurj Brodskij

Di Sara Fornera

Pubblicato il: 17-09-2012


Russia,

1998

Jurij Brodskij e' un noto fotografo professionista russo, autore di pubblicazioni e mostre fotografiche, consulente di documentari televisivi e cinematografici. Da vent' anni ha incentrato la sua attenzione di ricercatore e artista sul monastero-lager delle Solovki.

Questo libro sulle isole Solovki e' una documentazione a più voci forte, intensa, immediata. Le Solovky sono un arcipelago del Mar Baltico che a partire dal 1920 e per circa un ventennio da monastero furono trasformate dal regime comunista in uno dei primi lager voluto da Stalin in persona: lager "ideale" in cui mettere a punto un sofisticato e tragicamente efficace sistema di repressione, ben presto allargato a tutta l' URSS. Un efficiente sistema basato sul ricorso ad un lavoro fisico estenuante svolto da tutti i prigionieri senza distinzioni di sesso ed eta' in condizioni ambientali estreme.

Nel grande Nord, lontano da occhi indiscreti, si elaborava l' organizzazione della sorveglianza e la pratica sistematica delle fucilazioni, si definivano le norme di alimentazione e la tecnica di seppellimento dei cadaveri, si studiavano le possibilità di impiego massiccio del lavoro coatto. Le guardie delle Solovky, dopo l' esperienza fattasi sulle isole, divennero i dirigenti del GULag, il complesso di lager che si diffuse in tutta l' URSS. Alle Solovki prese piede l' industria volta a forgiare cittadini con coscienza radicalmente nuova, sovietica. I capi del sistema erano convinti di aver creato una "Fabbrica di uomini", battezzata dai detenuti come "cantiere infernale".

Immagini e testimonianze inedite ci narrano la vita quotidiana nel lager, la lotta per la sopravvivenza, le crudeltà degli aguzzini, la statura umana di tanti prigionieri (perlopiù intellettuali ), la testimonianza di fede dei credenti.

Oltre un milione di detenuti lascio' la vita o parte della vita alle Solovki o sul canale del mar Bianco - mar Baltico. Non e' la cifra più grossa nel computo delle vittime del regime comunista. Ciò che colpisce e' che un monastero, che aveva creato a suo tempo capolavori architettonici oggi inseriti nell' elenco delle opere protette dall' UNESCO, e che vantava cinque secoli di esistenza, in soli vent' anni di attività sia diventato per intere generazioni di russi un simbolo di repressione.

Anche questo e' carcere come tutti i luoghi in cui si viene privati della libertà.

Il lavoro forzato e' un carcere.

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