logo

LIBRI

L' uomo delinquente studiato in rapporto all'antropologia, alla medicina legale ed alle discipline c

L' uomo delinquente studiato in rapporto all'antropologia, alla medicina legale ed alle discipline carcerarie

Cesare Lombroso

Di Sara Fornera

Pubblicato il: 10-12-2012


2012

Marco Ezechia Lombroso, che successivamente cambia nome in Cesare è stato un medico, antropologo, criminologo e giurista italiano, di origine ebraica, considerato il "padre" della moderna criminologia. Esponente del Positivismo scientifico, è stato uno dei pionieri degli studi sulla criminalità, fondando l'antropologia criminale. 

Le sue opere si basano sul concetto del criminale per nascita: l'origine del comportamento criminale è insita nelle caratteristiche anatomiche del criminale, persona fisicamente differente dall'uomo normale in quanto dotata di anomalie ed atavismi, che ne determinano il comportamento criminale. Conseguentemente, l'unico approccio utile nei confronti del criminale è quello clinico-terapeutico. 

Nell'ultima parte della sua vita Lombroso prende anche in considerazione i fattori ambientali, educativi e sociali come concorrenti a quelli fisici nella determinazione del comportamento criminale.

Sebbene molte sue teorie siano oggi prive di fondamento, a Lombroso va riconosciuto il merito di aver iniziato gli studi criminologici moderni; ad alcune sue ricerche, si sono ispirati Sigmund Freud e Carl Gustav Jung per alcune teorie della psicoanalisi applicata alla società.

Nel 1876 viene pubblicata la prima edizione di "L'uomo delinquente studiato in rapporto all'antropologia, alla medicina legale e alle discipline carcerarie", che raccoglie il nucleo centrale della sua dottrina.

L'autore sottolinea marcatamente la diversità, prima di tutto biologica, fra gli individui "normali" e quelli devianti, primitivi e arretrati, i quali presentano fisionomie deformi, pelle tatuata, insensibilità al dolore fisico e morale, instabilità affettiva, scarsa tendenza al rimorso e un linguaggio e una cultura che riflettono il loro isolamento rispetto alla società civile. 

Lombroso sostiene che le condotte atipiche del delinquente o del genio sono condizionate, oltre che da componenti ambientali socioeconomiche (di cui non riconosce però il vero peso), da fattori indipendenti dalla volontà, come l'ereditarietà e le malattie nervose, che diminuiscono la responsabilità del criminale in quanto questi è in primo luogo un malato. 

In particolare nell’opera "L’uomo delinquente", l'autore sostiene che i comportamenti criminali sarebbero determinati da predisposizioni di natura fisiologica, i quali spesso si rivelano anche esteriormente nella configurazione anatomica del cranio.

Studiando quello del brigante Vilella, rileva che nell’occipite, anziché una piccola cresta, si trova una fossa, alla quale dà il nome di “occipitale mediana”. 

Questa caratteristica anatomica del cranio è oggi chiamata fossetta di Lombroso: egli riteneva si trattasse di un carattere degenerativo più frequente negli alienati e nei delinquenti, che classifica in quattro categorie: i criminali nati (caratterizzati da peculiarità anatomiche, fisiologiche e psicologiche), i criminali alienati, i criminali occasionali e quelli professionali. 

Ma Lombroso non limita la propria indagine al cranio: considerando anche le altre parti del corpo umano, egli arriva a sostenere che il “delinquente nato” ha generalmente la testa piccola, la fronte sfuggente, gli zigomi pronunciati, gli occhi mobilissimi ed errabondi, le sopracciglia folte e ravvicinate, il naso torto, il viso pallido o giallo, la barba rada. 

L’idea che la criminalità sia connessa a particolari caratteristiche fisiche di una persona è molto antica: la si trova già, ad esempio, nell’Iliade di Omero, dove e' direttamente legata alla sua bruttezza fisica. Le stesse leggi del Medioevo, inoltre, prevedono che se due persone  sospettate di un reato, delle due si deve considerare colpevole la più deforme.

Nella prospettiva lombrosiana domina il determinismo più assoluto, per cui quel che si fa dipende necessariamente da ciò che si è: privo di ogni libertà, l’uomo agisce in maniera deterministica e necessitata.

Lombroso indica anche le conseguenze giuridiche della propria dottrina: poiché il crimine non è il frutto di una libera scelta ma è piuttosto la manifestazione di una patologia organica, cioè di una malattia, allora la pena deve essere intesa non come una punizione (non ha senso punire chi non ha agito liberamente), ma semplicemente come strumento di tutela della società.  

Nella sua opera l'autore passa anche ad esaminare la "terapia" del delitto dove propone, oltre a misure di possibile prevenzione sociale, un confronto del sistema carcerario italiano con altre esperienze europee e con il sistema americano, interrogandosi anche sullo strumento del manicomio criminale.

 
Titolo: L' uomo delinquente studiato in rapporto all'antropologia, alla medicina legale ed alle discipline carcerarie
Autore: Cesare Lombroso
Curato da: Rodler L.
Editore: Il Mulino
Collana: XX secolo
Data di Pubblicazione: Gennaio 2012
ISBN: 8815234128
ISBN-13: 9788815234124
Pagine: 437

LEGGI ANCHE