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LIBRI

L' attività motoria nelle carceri italiane - Ario Federici, Daniela Testa

L' attività motoria nelle carceri italiane

Ario Federici, Daniela Testa

Di Sara Fornera

Pubblicato il: 25-03-2013


2010

Gli autori Ario Federici e Daniela Testa in "L' attività motoria nelle carceri italiane" trattano l' importanza fondamentale che lo sport dovrebbe ricoprire all' interno degli istituti penitenziari.

Personalmente ritengo che lo sport, il movimento, la ginnastica siano di primaria importanza dentro un luogo chiuso ed immobile come quello del carcere. Lo sport abbassa le tensioni, riduce le malattie e la spesa sanitaria, aiuta il detenuto a vivere meglio in un ambiente sovraffollato e privo di risorse di prima necessita'.

D' altronde le stesse disposizioni legislative promuovono l' attività fisica e sportiva negli istituti penitenziari, con la finalità di tutelare il benessere psico-fisico dei detenuti: lo sport da sempre racchiude in sé fortissimi valori quali l'amicizia, la solidarietà e, soprattutto, la disciplina. Lo sport può rappresentare per il detenuto uno strumento di crescita culturale e, soprattutto, umana; un momento di confronto con persone diverse, di origini diverse, di culture diverse, di nazionalità diverse.

"L' attività motoria nelle carceri italiane." sostiene la tesi che, proprio perché la pena deve essere attenta ai bisogni umani del condannato in vista del suo possibile reinserimento sociale, il trattamento rieducativo potrà essere positivo solo se s'innesta su uno stato di benessere psico-fisico.

L’ozio e l’inattività legati alla permanenza in carcere producono effetti devastanti sul fisico dei detenuti. Ecco perché gli autori Federici e Testa pongono la necessità di sviluppare e potenziare l’attività motoria all’interno dei penitenziari, istituzionalizzando la figura dell’educatore fisico come componente stabile del trattamento rieducativo; figura professionale in grado di migliorare non solo la vita dei detenuti ma anche quella del personale penitenziario.

Don Ciotti scrive la prefazione di questo libro e sottolinea il dovere principale che il carcere dovrebbe adempiere: riconsegnare alla società una persona responsabilizzata e cosciente, capace a sua volta di restituire positività. Questo diventa possibile solo se la persona in carcere non si è ammalata, avvilita e incattivita; se davvero il territorio e le istituzioni riescono ad accogliere e ad essere comunità, una comunità che riconosce e si prende cura delle sue “parti” malate, invece di distruggerle finendo così per danneggiare e impoverire se stessa.

Ario Federici è un docente di Scienze Motorie dell’Università di Urbino. Dal 2002 ha avviato un progetto, frutto di una convenzione, nella casa di reclusione maschile di Fossombrone, grazie al contributo della collega ed esperta di ginnastica posturale Daniela Testa ed alla collaborazione volontaria degli studenti dell’ateneo. Da questa esperienza è scaturito un libro, “L’attività motoria nelle carceri italiane”, scritto a due mani (Federici - Testa). Il ruolo dell'educatore fisico, la sindrome ipocinetica e l'esperienza di FossombroneTitolo: L' attività motoria nelle carceri italiane. Il ruolo dell'educatore fisico, la sindrome ipocinetica e l'esperienza di Fossombrone

Autori: Ario Federici, Daniela Testa
Editore: Armando Editore
Collana: Scaffale aperto
Data di Pubblicazione: Marzo 2010
ISBN: 8860815940
ISBN-13: 9788860815941
Pagine: 224

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