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La pena di morte italiana - Sara Fornera

La pena di morte italiana

Samanta Di Persio

Di Sara Fornera

Pubblicato il: 11-02-2013


2011

Scrive Beppe Grillo nell’introduzione del suo libro: “Questo libro è un coro dolente di voci che ci racconta di gironi infernali dove la pena di morte è inflitta senza sentenza, senza colpe, senza testimoni e soprattutto senza colpevoli. La pena di morte non è mai stata abolita, si è evoluta. Chi, con sorpresa generale, viene trovato morto nella sua cella, con la faccia tumefatta, gli organi interni devastati, è solo un diversamente suicida”.

"La pena di morte italiana" affronta il tema delle morti in carcere, quelle note e quelle che non sono mai finite sulle cronache dei giornali.

Questo libro vuole essere un’inchiesta sulle carceri italiane.

La tesi dell'autrice non è certamente che in Italia esista la pena capitale, quanto che ci sia un diritto all'impunità e all'onore garantito a beneficio di tutti gli operatori di giustizia e di pubblica sicurezza che si rendono protagonisti di quelli che si possono definire omicidi di Stato.

Minacce, torture, pestaggi e omicidi: se il 51% degli italiani fosse a conoscenza di quel che avviene nelle nostre carceri forse ci sarebbero meno solidarietà e rispetto per i carnefici e più per le vittime le quali, seppur detenute, non meritano certo di essere maltrattate se è vero che l'unico fine della pena è la rieducazione.

La pena di morte in Italia non esiste più dal 1° gennaio 1948, come recita la Costituzione italiana. C’è ancora la libertà di tortura in quanto il nostro codice penale non la contempla e qualcuno se ne approfitta, come durante il G8 di Genova a Bolzaneto e alla scuola Diaz. In carcere le sentenze capitali sono eseguite con discrezione, senza dare nell’occhio. Il pestaggio si chiama infarto o emorragia cerebrale.

Lo strangolamento è sempre un suicidio. Il carcere, il luogo per definizione più sicuro e custodito del mondo, è un braccio della morte che si estende lungo tutta la penisola.

Ogni anno muoiono in carcere circa 180 detenuti. Un terzo sono suicidi. Chi si toglie la vita è di solito un ragazzo alla prima detenzione.

"La pena di morte italiana" della Di Persio vuole essere un diario di chi non ce l'ha fatta, di chi è diventato vittima sacrificale od oggetto di sfogo per agenti frustrati o in cerca di generica vendetta. Rasman, Cucchi, Aldrovandi, Aprile Gatti e altri mille nomi impilati uno sull'altro e infilati nelle celle frigorifere riservate ai morti di Stato; e poi gli eroi moderni, quei familiari che dedicano ogni attimo della loro sopravvivenza a cercare verità e giustizia. Si disperano perché in "quel" momento non c'erano, perché il loro caro era da solo in mezzo a belve in divisa.

Manca, in questo libro, la storia di Giuseppe Gulotta, ergastolano per la strage di Alcamo Marina, torturato dai Carabinieri della squadra ed ora sulla via della revisione del processo; lui potrebbe essere uno di quelli che ce la farà, un innocente che dopo trent'anni di carcere potrebbe vincere.

Samanta Di Persio registra i sospiri, i pianti e la disperazione dei familiari e li trascrive fedelmente, creando un diario del dolore, di storie cancellate che cercano ancora giustizia..

Samanta Di Persio si e' laureata in Scienze Politiche, vive a L'Aquila. Giornalista, da diversi anni impegnata per i diritti dei lavoratori con denunce su, "Casablanca", "articolo21", "Micro Mega" e www.cadutisullavoro.it.

 
Titolo: La pena di morte italiana
Autore: Samanta Di Persio
Editore: Rizzoli
Collana: Saggi italiani
Data di Pubblicazione: Febbraio 2011
ISBN: 8817047449
ISBN-13: 9788817047449
Pagine: 243

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