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STORIA

DETENZIONI - PENA DI MORTE

I boia di Torino. La paga del boia

Angelo Toppino

Di DETENZIONI redazione

Pubblicato il: 23-07-2015


Torino, Piemonte, Italia

1850

“ Prima del 1848, io non avevo che 1500 grame lire all’anno; stipendio fisso non compresi gli incerti –Supplicai – imbrattai carta, e mi aggiunsero 300 lire per carità! – Ma la famiglia è molta, il vivere è caro – ricorsi nuovamente, e a titolo di gratificazione mi fu accordato un soprassoldo di altre 600 lire!…_ Un’esecuzione a Torino mi viene pagata per ogni collo 3 lire vecchie …e quando devo operare fuori dalla mia residenza, ogni esecuzione, mi viene pagata all’incirca 22 franchi … Com’ella vede, posso calcolare sulle 3.000 lire all’anno. … Alcuni miei colleghi predecessori avevano altre fonti dilucro – Gasparino ad esempio spacciava certi unguenti per l’epilessia, che gli fruttavano buoni scudi, faceva anche le cabale pel lotto…" Quest’ultimo accenno si riferisce ad un indennizzo di lire 25 annue per il “grasso”. Purtroppo, molte fonti lo confermano, fino al ‘700 era normale vendere il grasso dei morti per lenire le più svariate malattie. Molte volte oltre all’impiccagione si prescriveva l’esemplarità che detto in volgare era lo squartamento del condannato, quindi era abbastanza comodo per il boia prendere il grasso e conservarlo per poi venderlo alle persone che pensavano di lenire i loro mali con queste “pomate”.

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