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STORIE CRIMINALI

Valentino Talluto

Valentino Talluto, bravo ragazzo, untore contemporaneo

Ossessione e deliberato contagio hanno portato a pių di 50 vittime di Aids

Di Elisa Configliacco Bausano e Marco Rabino

Pubblicato il: 29-10-2017


Roma, Lazio, Italia

2017 | 29 ottobre

Valentino Talluto è stato definito dalla stampa un untore. Parola antica, che si usava già nel Seicento. Una brutta parola perché gli untori erano coloro che, durante la peste del 1630 che colpì Milano, cospargevano con unguenti infetti altre persone o l'ambiente, per diffondere il morbo. Ne parla anche Manzoni ne I promessi sposi. Questa pratica, pericolosa e criminale che viene dal passato, è stata, probabilmente utilizzata per danneggiare alcune comunità, una specie di guerra biologica. Analogamente a certe pratiche di accusa utili, oggi, per innescare delle azioni di guerra, nel Trecento si accusavano gli ebrei di diffondere la peste volontariamente. A Saluzzo (CN) nel 1536, secondo un medico di allora, Gerolamo Cardano (1501-1576), un gruppo di persone diffondeva la peste ungendo stipiti di porte e spargendo sulle persone polveri infette. Secondo il dottore le stesse pratiche avvenivano a Ginevra e a Milano.

Valentino Talluto

Valentino Talluto, arrestato nel dicembre del 2015, secondo il pm Francesco Scavo che ha condotto le indagini, è un untore contemporaneo. Il giovane uomo sieropositivo, oggi 32enne, prima di essere fermato, ha contagiato volontariamente decine di donne, probabilmente, 30, che a loro volta hanno diffuso il virus sommando 57 vittime. Sieropositivo dal 2006, i giornalisti lo definiscono all'apparenza un bravo ragazzo, che compare al processo davanti alla Terza Corte di Assise riunita presso l'aula bunker di Roma, composto, ben vestito, perfettamente rasato e con un aspetto molto serio. Il pubblico ministero che lo accusa, Elena Neri, indica il suo comportamento come intenzionalmente criminale. Valentino conosceva le ragazze in chat, dimostrandosi pieno di attenzioni, le incontrava e le convinceva a frequentarlo. Sembra che molte di loro si siano innamorate di lui, sedotte dai suoi modi gentili e rassicuranti. Fino a qui sembra il profilo di un ragazzo in gamba, belloccio, forse un po malato di sesso, affascinante e decisamente libertino. Insomma lo stereotipo dell'italiano rubacuori, un vitellone.

Il pubblico ministero Elena Neri racconta i fatti e definisce la cornice accusatoria. Molte delle ragazze che Valentino adescava sui social erano alla prima esperienza alle quali Talluto chiedeva di avere rapporti non protetti. Stessa richiesta fatta ad una ragazza incinta. Il bisogno ossessivo di esercitare la sua sessualità lo spingeva anche nei locali per scambisti dove intratteneva rapporti, secondo le cronache dei giornali, con entrambe i sessi. Fino a qui ancora tutto più o meno normale. Un ragazzo sessuomane e promiscuo.

Valentino Talluto

Il pubblico ministero attacca. Valentino Talluto sapeva di essere positivo al virus dell'HIV e chiedeva alle e ai partner di avere rapporti sessuali senza preservativo. Sembra che una di loro fosse incinta. Valentino avrebbe falsificato un suo test per dimostrare ad una ragazza di non essere sieropositivo. La sua ossessione per i rapporti non protetti lo portava a inventare le scuse più creative come di essere allergico ai preservativi o donatore di sangue. 

L'accusa rincara le aggravanti. Valentino Talluto ha sempre mentito, alle sue vittime e durante gli interrogatori. Mentiva sulla sua condizione di sieropositivo, mentiva e raggirava le persone che frequentava. Non si è dimostrato pentito e ha fatto opposizione nel dichiarare l'identità delle ragazze frequentate, e, forse, contagiate. In molti casi non ne conosce neppure il cognome.

Le accuse sono pesanti, di epidemia dolosa e lesioni gravissime, di aver manipolato e approfittato delle sue giovani vittime con intenzionalmente e con malvagità per seminare morte. Il 27 ottobre, dopo 11 ore di camera di consiglio, arriva la sentenza che commina a Valentino Talluto 24 anni di detenzione per lesioni gravissime facendo decadere l'accusa di epidemia dolosa.

Nella storia di untori conosciuti ce ne sono diversi. Nel 1630 il Governo di Milano, cioè l'autorità spagnola, processa Guglielmo Piazza e Gian Giacomo Mora, denunciati, processati e condannati a sentenza capitale per aver diffuso volontariamente la peste. Piazza, un cardatore (preparava la lana per confezionare materassi) venne visto e denunciato da un cittadino mentre camminava appoggiandosi ad un muro. Questo fatto venne considerato dalle autorità come azione di contagio volontario. In seguito alle torture subite confessò di aver volontariamente sparso contagio con una sostanza confezionata dal barbiere Gian Giacomo Morra che, torturato pesantemente,  fece i nomi di altre persone. Tutti condannati a pena capitale, condotti per le vie di Milano, sottoposti a pinze roventi e taglio di arti, ruota e spaccamento di ossa con colpo terminale alla gola. Al posto della casa del barbiere Morra venne eretta la Colonna infame di cui parla Manzoni, distrutta il 25 agosto del 1778.

Un caso più recente, identico a quello che di Talluto, secondo le accuse mosse dal pubblico ministero, è  quello dello steward di volo franco-canadese Gaëtan Dugas, considerato il paziente zero per l'epidemia di Aids scoppiata negli anni Ottanta, morto nel 1984. Per anni fu considerato un untore involontario a causa delle sue partecipazioni al Gay pride di San Francisco a partire dal 1978, è la conseguente promiscuità di rapporti che avrebbe causato molti contagi. La sindrome gli fu diagnosticata nel 1981. Nel 1983 su 240 infetti 40 avevano in comune rapporti con Dugas. Cinema e media attinsero a piene mani dalla sua storia creando leggende fino ad arrivare a raccontare che al termine di rapporti sessuali al buio rivelasse le sue lesione di Kaposi al partner augurandogli lo stesso destino. Ricerche mediche serie smentiscono il suo profilo di untore e di volontario diffusore di morte.

Marco Rabino


“Io sono l’untore/ e quando si fa buio/ spunto come un fungo,/ ungo dove giungo, [...] il mio trip al momento/ è un unguento sanguinolento che stendo su pareti di/ cemento che intendo elevare a/ monumento alla stupidità,/ [...] Cinica figura nell'oscura notte,/ sporco le porte, porto la morte,/

chi se ne fotte, [...]”

Così canta Caparezza  cantautore italiano pungente e satirico che spesso nelle sue canzoni tratta di tematiche politico sociali.

Queste parole sembrano adattarsi, quasi perfettamente, alla figura di Valentino Talluto, untore volontario e consapevole di uno dei virus più gravi, temuti e stigmatizzanti dell'epoca contemporanea. 

Ma cosa può aver portato un ragazzo all’apparenza normale a contagiare freddamente decine di donne? 

Per cercare di rispondere a questa domanda dobbiamo analizzare il personaggio di Valentino e la sua storia.

Valentino Talluto Valentino nasce in Sicilia da padre ignoto, in seguito alla morte della madre quando lui aveva 5 anni, viene affidato alla cura dei nonni e degli zii. 

In un articolo di Repubblica.it si legge: “Cresciuto dalla nonna, da uno zio e da altre due zie, Valentino è stato il bambino viziato di una affollatissima casa che la nonna Maria, finché è vissuta, ha tenuto unita.”

A neanche 20 anni viene contagiato da una ragazza e circa un anno dopo un’infermiera scopre di essere stata infettata da lui. 

Inizia così la carriera di untore di Valentino Talluto, descritto dai media e dal PM come un uomo freddo, che non prova rimorso alcuno e anzi nega di aver commesso il reato. 

Dal punto di vista psicologico possiamo dire, senza paura di cadere nella psicologia spicciola, che la perdita di un genitore in età precoce, si configura come un fattore di rischio per lo sviluppo di diversi disturbi mentali. Oltre a questo evento stressante, Valentino ha vissuto anche la diagnosi di sieropositività e la diagnosi di un male incurabile che, purtroppo ancora oggi, porta con sé il fantasma dell’emarginazione e del biasimo sociale, può creare vissuti di rabbia, vergogna e non accettazione. 

Basandoci su questi pochi elementi della sua storia di vita, sulla sua sessualità promiscua e incontrollata e sull’assenza di rimorso; potremmo ipotizzare, con le dovute cautele, che il ragazzo abbia sviluppato un qualche disturbo psicologico, forse un disturbo di personalità, che, unito probabilmente al desiderio di vendetta e chissà, ad un senso ingiustizia per essere stato a sua volta contagiato, lo ha portato ad agire da untore dell’epoca contemporanea.

Elisa Configliacco Bausano -  psicologa, specializzata in psicoterapia cognitiva ed esperta in sessuologia.

Elisa Configliacco Bausano ha conseguito un master quadriennale in sessuologia, un master in psicotraumatologia e  la formazione in EMDR, metodo psicoterapico che sfrutta la stimolazione bilaterale  per la rielaborazione dei traumi e dei ricordi disturbanti ( lutti, catastrofi, incidenti, violenze, abusi ecc...)

Si occupa del disagio mentale in senso ampio, in particolare di: ansia, gestione dello stress, depressione, fobie, disturbo ossessivo compulsiva, disturbi alimentari, disturbo di personalità, disturbi sessuologici, disturbo post traumatico da stress utilizzando anche tecniche immaginative, di rilassamento e mindfulness.

Lavora come psicologa libera professionista presso gli studi di Moncalieri e Pont Canavese. 

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