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STORIE CRIMINALI

Opera di Matt Mahurin

Aggressione al capo di gabinetto del presidente del Senato Scognamiglio

Luciano Cacopardi

Di Psychetius e Marco Rabino

Pubblicato il: 11-03-2017


Roma, Lazio, Italia

1995 | 5 dicembre

Silenzio! Qualcuno mi segue, qualcuno mi osserva; ascolta, ruba, manipola i miei pensieri. Dalla noia alla paranoia, che rende rigidi come tronchi mente e cervello. Non sapremo mai chi volesse essere veramente Luciano, ma l’immagine distorta di sé e le centomila maschere che gli altri ponevano sul suo volto, lo hanno reso nessuno. Il nulla creato dai milioni di pensieri paranoici: due estremi posti su un filo circolare che prima o poi devono toccarsi. (Psychetius, 2013)

Luciano Cacopardi, un uomo di 45 anni, la mattina del 5 dicembre 1995, si lancia verso un uomo armato di coltello. Luciano Cacopardi è intenzionato ad ucciderlo ed è mosso da una rabbia violenta. La sua vittima è Domenico Cacopardo, capo di gabinetto del presidente del Senato Scognamiglio. La furia assassina spinge quella mattina Luciano Cacopardi fuori di casa deciso a mettere fine ad una lunga serie di ingiustizie nei suoi confronti. Luciano si reca in cucina, afferra un coltello e scende in strada. Raggiunge il centro. Vuole uccidere quello che ritiene essere suo cugino con una lama da sub di 15 cm.

Luciano Cacopardi si laurea in Filosofia e in Scienze politiche e in seguito trova lavoro come dipendente del ministero del Lavoro. Luciano ha un fratello che fa il professore universitario. Una vita tranquilla e una persona serena e molto disponibile. I vicini hanno tutti un buon rapporto con Luciano. La vita di Luciano Cacopardi va avanti senza problemi finchè succede qualcosa. Non accade nulla nella sua esistenza di traumatico e nemmeno alle persone che gli sono vicino.

Succede che al Senato d'Italia si insedia l'onorevole Scognamiglio e diventa il capo di gabinetto del presidente Domenico Cacopardo. Luciano si inquieta e riconosce nell'uomo un suo cugino. Deve assolutamente parlare al suo parente che ora ricopre un ruolo così importante. Luciano si presenta al Senato sempre più spesso e cerca con ogni mezzo di avvicinare il cugino Domenico Cacopardo. Lo fermano, lo conoscono bene, ormai, Luciano Cacopardi, e non lo lasciano salire. 

Luciano, le prime volte, se ne torna a casa, arrabbiato e deluso. Poi, però, non ci sta e non vuole subire quella ingiustizia. Il funzionario è suo cugino e lui ha il diritto di incontrarlo. Quando si ripresenta lo bloccano nuovamente e Luciano reagisce male, si infuria e mette a soqquadro gli arredi degli uffici. Spacca tutto.

Luciano, però, sa come farsi ascoltare e una mattina decide di compiere un gesto eclatante. Tanto non ha nulla da perdere perchè suo cugino di lui non vuole proprio saperne. Luciano quella mattina, si arma con un coltello da sub con una lama di 15 cm. Esce di casa e si scaglia su Domenico Cacopardo con tutta la sua rabbia. La scorta lo ferma e Luciano viene arrestato.

Finalmente qualcuno lo ascolta e Luciano può raccontare la sua storia a qualcuno e far uscire i suoi fantasmi interiori. Luciano si sente perseguitato, dal suo capufficio, da suo cugino, da tutti. Il funzionario Cacopardo si rifiuta di riconoscerlo come parente e lo ha pure denunciato per stalking.

Finalmente qualcuno lo ascolta e i medici si prendono cura di lui. La giustizia lo considera colpevole e le perizie psichiatriche lo considerano psichicamente instabile. Luciano Cacopardi soffre di delirio paranoide, è gravemente malato. Luciano non puà stare per strada, è pericoloso e gli viene quindi comminata una condanna di primo grado da scontare nell'ospedale giudiziario di Montelupo Fiorentino.

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