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STORIE CRIMINALI

Salvatore Striano - Detenuto attore dei fratelli Taviani

Salvatore Striano, Parola viva di un disagio mai morto.

Anita Rossetti

Di DETENZIONIstruzione

Pubblicato il: 08-04-2015


2015 | 8 aprile

Napoli. Città d’estro, di colori, di maschere.

A Napoli nasce Salvatore Striano, che deve proprio alla drammaturgia e al teatro l’arte del suo vivere.

Un vivere che era stato deviato e corrotto da quella sua stessa città, da quella stessa debolezza che l’ignoranza, il silenzio e una cruda realtà hanno alimentato.

Un silenzio trasformatosi ora in versi di Shakespeare, e una cruda realtà addolcita da un palco dove riesce a plasmare il mondo che vorrebbe, un teatro che si fa mediatore fra il debito di Salvatore e la società stessa.

Abiurato infatti l’infernale giro della droga, il teatro è stato quasi una vocazione, una rinascita. Perché la parola si fa strumento, lama, pugnale, cicatrice.

Una vera e propria metamorfosi, la sua, che ha saputo trovare nella letteratura e nella cultura un concime e una terra fertile con cui diventar primavera. Un’esperienza che andrebbe diffusa, in un carcere oggi più vincolo che mezzo.

Il suo stesso tanto amato Shakespeare, descrivendo la battaglia di Filippi conclusasi con la vittoria di Antonio e Ottaviano contro Bruto e Cassio, colpevoli dell’assassinio di Cesare finalmente vendicato, fa esclamare ad Antonio,mentre osserva il corpo di Bruto” Gli elementi erano così composti in lui, che la natura potrebbe levarsi e proclamare a tutto il mondo: Questo era un uomo!”.

Dunque, sebbene acerrimo nemico, sebbene colpevole, un uomo resta sempre uomo.

Ed oggi Salvatore è uomo più che mai, attore devoto di un palco in cui ha travato la vera maschera con cui identificarsi. 

Anita Rossetti ha partecipato al progetto DIETRO LE SBARRE, OLTRE LE SBARRE, presso il Liceo delle Scienze Umane A. Einsten di Torino.

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