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TEATRO

Il teatro in carcere: Io ci provo - Compagnia teatrale Factory

Il teatro in carcere: Io ci provo

Compagnia teatrale Factory

Di Marco Rabino

Pubblicato il: 07-12-2012


2012

Il teatro in carcere è sempre stato il gerere artistico espressivo più diffuso e frequentato. Vuoi per la facilità con la quale si può predisporre lo strumento tecnico, il corpo e la voce. Vuoi per la possibilità di mettere in gioco, in maniera immediata, la propria esperienza di vita ed emozioni.

Il teatro. scene a parte, che richiedono, quando esistenti, loro si, un certo impegno manuale, valorizza il sapere e il sentire personale. Guuidati da un buon regista e da altrettanti validi attori, i detenuti non possono che beneficiare di questa possibilità.

Vi sono molte compagnie ed associazioni impegnate nella diffusione del teatro all'interno delle carceri italiane. La risposta da parte della popolazione detenuta è sempre buona ed entusiastica. 

Davvero il teatro in carcere ha meritato di essere celebrato nel film dei fratelli Taviani, del 2012, Cesare deve morire.

L'unica difficoltà, che non è un problema da poco, è la cronica mancanza di risorse da impegnare nell'allestimento di corsi e laboratori di teatro in detenzione. Non mancano però notizie come questa che, a fronte del molto impegno profuso, i progetti validi riescono ad andare avanti.


 

Da: leccesette.it

20/11/2012

Dopo il successo dello scorso anno, con tanto di spettacolo finale in cui la recitazione non era affatto un optional, torna Io Ci Provo, progetto di teatro sociale a cura della compagnia Factory, che si svolge all'interno del supercarcere di Borgo San Nicola, destinato ai detenuti della sezione maschile.

La presentazione della nuova edizione, sostenuta dalla direzione del carcere e patrocinata da Provincia e Comune di Lecce, dalla regione Puglia e dal Teatro Pubblico Pugliese, è avvenuta questa mattina a Palazzo Adorno.

Nel corso della conferenza stampa la pedagoga teatrale Paola Leone, curatrice del progetto, ha spiegato il senso dell'iniziativa, che mira ovviamente a sensibilizzare i membri della comunità locale rispetto alla condizione e alla realtà carceraria, ma anche a creare un vero collegamento tra il carcere e la società.

L’obiettivo, infatti, non è solo quello di coinvolgere attivamente i detenuti, ma quella di avvicinare la società esterna, al carcere, innescando nuovi meccanismi di comunicazione utili ad un dialogo costruttivo tra l’istituzione e la comunità locale e non, ma soprattutto l’intenzione è quella di dare un’opportunità di cultura attraverso lo strumento teatro a chi non l’ha mai avuta, neanche fuori dalle mura carcerarie.

"Sappiamo molto bene che la maggior parte dei detenuti di oggi sono stati dei bambini di periferia e molto spesso hanno vissuto nel degrado provenendo da famiglie a loro volta cresciute nel disagio, in povertà, sposando la criminalità come una soluzione di vita", spiega Paola Leone. "Ma è da qui che ci piacerebbe partire per dare una possibilità a chi non l’ha avuta mai, e paradossalmente trovare questa possibilità proprio in un luogo come il carcere a dimostrazione che il cambiamento può avvenire e deve cominciare da “dentro”.

Quest’anno infatti il progetto coinvolgerà anche, la scuola, e l’Università, attraverso gli ospiti che entreranno in alcune occasioni nel carcere, e daranno un loro contributo come Luciano Nuzzo (Dipartimento di Scienze giuridiche- Università del Salento) Tonio De Nitto (regista), Antonio Carallo (coreografo), mentre le scenografie dell’allestimento finale sono state ideate, progettate e costruite dagli allievi del Liceo Artistico “Ciardo-Pellegrino” di Lecce con l’aiuto di professionisti del settore. Anche quest’anno Paola Leone sarà affiancata dal suo assistente Antonio Miccoli e dagli attori Simone Franco e Fabio Tinella.

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