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TEATRO

Compagnia del Pratello - Danzando Zarathustra

Danza all'interno del carcere minorile di Bologna

Compagnia del Pratello

Di Marco Rabino

Pubblicato il: 30-11-2012

Dal 30 novembre al 15 dicembre - Carcere minorile
Bologna, Emilia-Romagna, Italia,

2012

Nietzsche interpretato a passi di danza dai ragazzi del carcere minorile di Bologna. A proporre il progetto ispirato agli scritti sulla danza e sul riso, per lo spettacolo è Paolo Billi, regista della Compagnia del Pratello.

Diversamente da quello che può sembrare, affrontare un testo di tale difficoltà è stato altamente catartico. Ha permesso di estranieare i ragazzi dall'ambiente duro e conflittuale del carcere. Inoltre i giovani hanno affrontato con interesse la traduzione in movimento del testo.

Prima dell'allestimento dello spettacolo vero e proprio, attraverso diversi laboratori, i ragazzi hanno letto e discusso testi e aforismi di Nietzsche. Questo ha permesso loro di avvicinarsi al clima e di far sorgere da se stessi delle immagini e delle suggestioni rispetto al testo da agire.

L'invito agli spettatori de: "Danzando Zarathustra" è quello di non affrontare la visione dello spettacolo con quel sottile intento voyeuristico che spesso scatta inn situazioni come queste. E' vero che sul palco ci sono ragazzi che sono stati coinvolti in azioni socialmente  non conformi, ma sono da considerare con l'ottica del caso difficile. Occorre considerare tutte le condizioni sociali e familiari che hanno condotto a quel comportamento problematico.


Da: culturability.fondazioneunipolis.org

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Dopo Bagatelle (2011) e Don Chisciotte Collapse (2010), la Compagnia del Pratello porta in scena come nuovo spettacolo annuale ‘Danzando Zarathustra’. Il sipario si apre il 30 novembre, con repliche fino al 15 Dicembre, presso l’Istituto Penale Minorile di Bologna (Via De’ Marchi 5/2, Bologna).

Rifacendosi all’opera “Così parlò Zarathustra” di Nietzsche, il regista Paolo Billi continua l’esplorazione di pedagogie impossibili all’interno del progetto teatrale promosso presso il carcere minorile. Protagonista dello spettacolo non è la parola ma il corpo in movimento, con il proposito di tradurre in visioni alcune riflessioni di Nietzsche sulla necessità del danzare e del ridere.

La scena è costituta dalle antiche fondamenta in rovina di un convento e da un ricovero di reietti e bisognosi, che rivelano il disegno di un labirinto, i cui percorsi e cunicoli sono abitati da presenze del passato. Il labirinto, in cui si sono chiusi dentro due guardiani che hanno ricomposto le memorie di quei muri ricostruiti e distrutti più volte nel tempo, diventa teatro di contese  tra commedianti, profeti, funamboli, pellegrini, vagabondi, che culminano nella Festa dell’Asino. In realtà, il labirinto in rovina, chiuso al mondo, è solo abitato da una colonia di insetti.

Il progetto 2012 si è articolato in una serie di laboratori di teatro, scrittura, movimento, di attrezzeria e allestimento tecnico, che si sono svolti nell’arco di tre mesi e sono stati condotti da professionisti di vari campi. Durante i mesi di giugno e luglio, sono stati effettuati i corsi di formazione professionale della Provincia di Bologna, gestiti dall’IIPLE, che hanno realizzato lo spazio scenico.

La Compagnia del Pratello è formata quest’anno da dieci ragazzi detenuti presso l’IPM di diverse nazionalità e da cinque partecipanti al progetto di formazione teatrale Botteghe Molière.

Lo spettacolo è riservato a un numero limitato di spettatori e l’ingresso è subordinato al permesso dell’Autorità Giudiziaria competente. Le prenotazioni sono state aperte il 2 novembre, quindi, affrettatevi per riservare un posto.

Per info e prenotazioni, visitate il sito web del Teatro del Pratello


 

Da: ilfattoquotidiano.it
di Nicola Zuccherini | Bologna | 28 novembre 2012

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Dal 30 novembre al 15 dicembre i ragazzi dell'Istituto per minori di Bologna vanno in scena con uno spettacolo ispirato agli scritti di Nietszche sulla danza e sul riso. Parla il regista Paolo Billi
“Quest’anno per la prima volta gli spettatori non entreranno dall’entrata secondaria ma dall’ingresso principale dell’istituto, attraversando i corridoi e il chiostro dove i ragazzi vivono la loro giornata. È un fatto simbolico importante” Nelle parole di Paolo Billi, regista della Compagnia del Pratello formata dai giovani reclusi nel carcere minorile di Bologna, senti la voglia di lasciarsi alle spalle mesi e anni difficili delle inchieste su violenze e abusi, delle ispezioni, dei cambi di direttore e personale, delle polemiche. “Molti mi hanno chiesto se mi sono accorto di qualcosa, che ne penso: preferisco non rispondere però tra le pieghe dello spettacolo ho giocato una metafora su quello che è successo. Ora c’è un grande sforzo di ricostruzione a cui partecipiamo anche noi, con pieno sostegno da parte della nuova direzione. E allo spettacolo partecipano 13 ragazzi sui 19 che sono ospiti dell’Istituto”.

Danzando Zarathustra, quattordicesimo lavoro della Compagnia del Pratello, prende spunto da alcuni scritti di Nietzsche. Non è un po’ troppo per degli adolescenti carcerati?

“Penso che quando stai in un luogo di sofferenza come il minorile devi alzare l’asticella, non abbassarla, perciò abbiamo scelto, come spunto, le pagine di Zarathustra sulla danza e sul ridere”.

E che reazioni hanno avuto, che cosa hanno tirato fuori?

“Insieme ai ragazzi abbiamo passato ore e ore semplicemente a leggere e capire il testo. Non mi chiedevano nemmeno una pausa per la sigaretta. Poi abbiamo fatto un lavoro di traduzione corporea del testo che affrontavamo, perché nel carcere, dove il corpo è più costretto, proprio con il corpo bisogna venire fuori”.

Come hanno partecipato i ragazzi alla creazione dello spettacolo?
“Ci sono stati laboratori in cui i ragazzi hanno tradotto in movimento e scrittura gli spunti che venivano dagli aforismi di Nietszche. Con gli anni si è messo a punto un metodo, una maieutica, per tirare fuori da loro immagini vitali, non accontentarsi delle prime cose che affiorano, che spesso sono luoghi comuni, ma trovare cosa c’è sotto. Bisogna evitare lo spirito di chi entra in questi luoghi con la curiosità del diverso, con il voyeurismo. Per cui poi qui dentro si dice a un ragazzo ‘che bravo, poverino’, ma se lo si incontra fuori, in strada, si ha paura e lo si insulta. Questo è il potere incredibile che ha una soglia. Comunque qua non ci sono delinquenti, ma casi sociali, ragazzi sfortunati, soli”.

I teatri in carcere sono ormai una realtà importante e diffusa. Com’è la situazione in Emilia-Romagna? E, per curiosità, che effetto ti ha fatto vedere il film dei Taviani?

“Esiste un coordinamento regionale di otto realtà, collegato a altre esperienze, per esempio a Milano, Bari, Palermo, con cui abbiamo anche fatto progetti europei. Il problema è avere visibilità al di fuori delle città di appartenenza e del mondo degli addetti ai lavori. Quanto al film, è un bel film dei Taviani, ma non bisogna cadere nell’equivoco, davvero fastidioso, di scambiarlo per un documentario sul teatro in carcere”.

Danzando Zarathustra, ambientato tra realtà e immaginazione tra le fondamenta in rovina di un convento, un labirinto in cui commedianti, profeti, funamboli, pellegrini e vagabondi si incontrano tra contese e fascinazioni fino a celebrare la nietszcheana Festa dell’Asino, sarà in scena al Teatro dell’Istituto Penale minorile di Bologna dal 30 novembre al 15 dicembre (ore 21, domenica ore 16, lunedì riposo), ingresso da Via De Marchi 5/2.

La prenotazione è obbligatoria con quattro giorni feriali di anticipo (l’ingresso è infatti subordinato al permesso dell’autorità giudiziaria) presso il Teatro del Pratello telefonando allo 051 0455830 lunedì e mercoledì dalle 15 alle 17, martedì e giovedì dalle 10 alle 12 oppure via mail all’indirizzo prenotazioni@teatrodelpratello.it

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