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TEATRO

Spettacolo dei detenuti del carcere di Marassi al Teatro della Tosse di Genova

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Pubblicato il: 30-11--0001


2014 | 12 - 18 maggio

«8 mesi fa qui non c'era niente», afferma sopraffatta dall'emozione Mirella Cannata, presidente dell'Associazione Culturale Teatro Necessario. Oggi il Teatro dell'Arca è sorto in un tempo da record: neanche un anno, nonostante tutta la procedura burocratica necessaria a costruire un edificio dalle fondamenta, all'interno di un penitenziario, la Casa Circondariale di Marassi - il cui corpo centrale risale alla fine dell'800 per cui sottoposto a forti vincoli urbanistico-architettonici. E non è tutto, perché la prossima settimana, al Teatro della Tosse, la compagnia teatrale Scatenati, guidata dal regista Sandro Baldacci, porterà in scena un nuovo spettacolo, come ormai da 8 anni. Questa volta si tratta di Amleto da William Shakespeare in un adattamento di Fabrizio Gambineri e Sandro Baldacci - repliche al Teatro della Tosse, da lunedì 12 a domenica 18 maggio, ore 11 e 20.30 e domenica ore 16.

«Siamo davvero fieri - afferma Paolo Mazzeo, direttore del carcere - di un'esperienza che si può dire senz'altro unica in Europa: non ci sono teatri costruiti in epoca successiva agli istituti di detenzione. Siamo ancora più orgogliosi dell'impegno che tutte le parti hanno profuso, grazie al quale siamo riusciti a risolvere le pratiche nel giro di un mese e questo grazie a una forte convinzione mia ma anche di tutta l'amministrazione penitenziaria che ci ha creduto, degli enti locali che ci hanno seguito e supportato Comune e Regione e degli sponsor Fondazione Carige e Compagnia di San Paolo, per non parlare del lavoro della polizia penitenziaria e dei detenuti. Il Teatro dell'Arca sarà una sala polivalente per fare teatro, ma anche per incontri e conferenze: qui il tema è la cultura. Voglio evidenziare il ruolo del sapere come crescita per i detenuti, ma anche per gli operatori penitenziari e per me stesso. Ho visto una grande partecipazione da parte dei carcerati, che sono stati davvero molto coinvolti in un clima di lavoro positivo. Sono loro i veri protagonisti. Due detenuti sono già stati scarcerati durante le prove, ma anziché andarsene a casa e mollare tutto hanno proseguito con le prove e sono determinati a portare a termine il lavoro iniziato. E poi voglio anche citare l'esempio del ragazzo palestinese che il 13 maggio, la sera del debutto al Teatro della Tosse del loro nuovo spettacolo Amleto, sarà uomo libero. Ringrazio tutti, davvero, e sarebbe riduttivo menzionare qualche nome. Baldacci, il regista, vola spesso troppo alto, ma qualche sera fa, all'anteprima, mi ha veramente sbalordito. Vanno evidenziati i suoi meriti, perché alla fine io credo sia un mago. Mirella Cannata è stata il mio incubo quotidiano, ma il suo lavoro è impagabile e devo veramente ringraziare l'assessore Elena Fiorini, sempre molto presente in carcere: avere un assessore di questo spessore ci aiuta a creare un ponte tra carcere e esterno. Sarebbe impensabile che il carcere si limitasse alla segregazione. Così come era impensabile legare questo luogo solo all'interno e alla prigione. Il Teatro dell'Arca è aperto alla società tutta, la libertà appartiene anche a coloro che sono oggi detenuti, ma chi è libero deve poter vivere il carcere. Loro oggi sono attori positivi di fronte alla società, con un'identità rinnovata». 

Le voci dei detenuti riuniti in cerchio attorno ai giornalisti si sovrappongono e quasi confondono, ma ognuno di loro ha un suo sguardo e una storia molto personale da raccontare. Sono: Ciro De Rosa, che in Amleto sarà un comico, donna, e che ha una passione antica per il teatro coltivata alle elementari e alle medie; Michele Spinelli, «facevo la balia in Romeo & Giulietta l'anno scorso»; Luca Langella è il re in Amleto, ma gli altri lo chiamano il filosofo; Paolo Rocca sarà Polonio; e Andy Lengu, dall'Albania, con un ottimo italiano, sarà un comico-vecchino, «mai entrato in teatro prima». 

«Quattro anni nel laboratorio teatrale, ti recuperano autostima ed è un gran bel divertimento. Noi che facciamo teatro abbiamo una marcia in più, viviamo più con i civili. Ce la siamo meritata, abbiamo scalato la montagna e c'è l'abbiamo fatta». Luca Langella ha uno sguardo intenso e tempi più misurati. «Voglio dire semplicemente una cosa: noi abbiamo commesso reati verso la collettività quindi, secondo me, Mazzeo si è esposto per noi, per persone che un giorno hanno messo in disarmonia la società. Lui, come voi oggi, rappresenta una mano tesa. Su questo terreno neutro (il Teatro dell'Arca) possiamo incontrarci, riconoscere gli errori e ricominciare. Non ho mai avuto tanti contatti sociali come oggi, mai conosciuto e avuto tante relazioni con tante persone come adesso. Oggi ho imparato a stare con gli altri, a collaborare e anche a chiedere aiuto». 

Sempre accanto ai detenuti, ma mai invadenti, uomini e donne del corpo di Polizia Penitenziaria hanno instaurato un rapporto di fiducia e rispetto con i detenuti che sono parte di questo progetto: «È da diversi anni che facciamo questa esperienza ed è come se fossimo una famiglia», spiega Ciro Marrazzo, stringendo la mano al Filosofo. 

Ed è ancora Mirella Cannata che, vincendo le lacrime, insiste su una storia straordinaria e evidentemente estenuante fatta di piccole-grandi conquiste: «Questa è la cultura che può creare cambiamento. Una settimana fa non c'erano neanche le poltrone, gli agenti sono andati con il furgone a prenderle a Crocefieschi, dove ce le hanno vendute per pochissimo. E poi, il primo maggio, festa dei lavoratori, eravamo tutti qui a pulire le poltrone, tutti insieme. Il teatro è potente: crea famiglia. Questo nostro intenso collaborare ha fatto sì che non ci fossero differenze. Ci sono stati tantissimi problemi, qualcuno se ne voleva persino andare - qui voglio ricordare ci sono 800 detenuti. Per noi è una enorme conquista. E voglio anche dire grazie alla segreteria, perché questo è il regno della domandina e le lungaggini sono all'ordine del giorno ma niente si è mai bloccato. Senza contare che abbiamo ricevuto solidarietà anche dall'esterno, un attore amico di Igor Chierici, attore professionista impegnato in Amleto, ci ha regalato un proiettore e siamo andati a Pordenone a prendercelo. L'attore e regista Jurij Ferrini ci ha scritto un email: «Il vostro progetto è un autentico cortocircuito della mente, un reintegro della società stessa, i detenuti sono monumenti al coraggio che ogni uomo e donna può esprimere cambiando».

Tocca a Sandro Baldacci raccontare lo spettacolo, ma lo fa con un'urgenza che è legata ai tempi di montaggio a cui in questi giorni è sottoposto al Teatro della Tosse. «Otto anni fa siamo partiti con lo spettacolo Scatenati al Modena, che poi ha dato il nome alla compagnia. E devo dire che la nostra realtà è andata in controtendenza rispetto alla situazione di contrazione attuale. Noi, partiti con 4 repliche, nel corso del tempo abbiamo ricevuto sempre più richieste. Così quest'anno sono dodici le repliche (6 repliche per le scuole 6 serali e una domenicale) e in scena abbiamo 19 attori di cui 4 professionisti: Igor Chierici (Amleto), Giordana Faggiano (Ofelia), Federico Luciani (Laerte) e Carola Stagnaro (Gertrude). Alle scene ha pensato, come sempre, la scenografa Laura Benzi, mentre per le musiche abbiamo avuto la collaborazione continuativa di Bruno Coli, anche lui da sempre parte del gruppo di lavoro, che non ha solo composto le musiche ma le suonerà ogni sera e ci ha seguito in tutto il percorso. In verità Coli è stato il mio co-conduttore per tutto il tempo. Tant'è vero che la musica è un elemento fondante, per una sinfonia in prosa dove la musica non fa certo solo da contorno. Fabrizio Gambineri ha scritto il 90% della drammaturgia, mentre io mi sono occupato del restante 10% di scrittura scenica. A proposito del testo: basti dire che l'Amleto rappresenta l'apice della letteratura mondiale quindi non serve spiegarne il valore. Lo abbiamo molto sfrondato e concentrato sulla tragedia del protagonista - dura un'ora e mezzo. Siamo partiti dal monologo e dal sogno/incubo di Amleto. Al di là delle tante elucubrazioni sul perché non uccida lo zio/re subito e quelle relative al complesso di Amleto, ci siamo concentrati piuttosto sul suo piacere sadico nel giocare al gatto con il topo, un gioco fatto ad arte per far scoprire i colpevoli che travolge però anche gli amici e l'amata Ofelia. Ci sarà veramente un topo in scena. All'anteprima, che si è svolta il 5 maggio con il club Rotary, Carige e San Paolo, c'era anche Moni Ovadia che è rimasto davvero molto colpito e voleva portarsi via due attori detenuti. Il lavoro riabilitativo è durato un anno e la collaborazione tra attori esterni e detenuti ha veramente trasformato il teatro in ponte. Senza contare che ora abbiamo anche un squadra scenotecnica che sta montando alla Tosse con i tecnici del teatro, e che gestirà tutto in quinta facendo da macchinisti e non solo. Da ultimo voglio sottolineare che l'apertura verso l'esterno è già un fatto e che 3mila studenti spettatori verranno a vedere lo spettacolo».

Tra gli attori professionisti solo parole di grande intensità. Igor Chierici afferma: «Ci sono tanti modi per raggiungere la buona riuscita di uno spettacolo, tanti trucchetti, ma quando si raggiunge il risultato è perché il gruppo è solido, se non lo è è difficile che lo spettacolo venga bene. Ci siamo studiati e poi siamo diventati un gruppo di attori-amici». Giordana Faggiano dichiara: «Io iniziato tre anni fa, per me loro sono una grande famiglia. Quest'anno faccio la maturità e non è stato facile, ma il mio entrare in questa realtà mi fa sentire accolta». 

«L'idea che mi si costruisse il teatro addosso è stata bellissima - dice Carola Stagnaro. Proprio addosso a noi e poi ho avuto l'impressione di lavorare in una compagnia internazionale, un po' come con Peter Brook, ma anche di lavorare in una maniera antica e più simile a come si fa nel teatro in Russia, dove tutto il gruppo è impegnato in un arco di tempo lungo e si è sempre tutti coinvolti: tecnici, interpreti, musicista. E poi queste creature difficili, i detenuti, hanno un pregio incredibile sono senza sovrastrutture, i rapporti con loro sono molto intensi, e ci sono stati anche momenti forti di scontro, anche perché io sono una donna. Ma ho imparato tanto. Perché qua, più che la professione, più che l'attenzione al dettaglio, bisognava cercare la verità. La tecnica bisognava metterla da parte. È stato un bellissimo lavoro su di me. E mi scuso per la mia caparbietà, ma ho avuto una grande soddisfazione nel vedere il Re, così paziente, seguire i miei suggerimenti».

Partecipare è un privilegio, ma è ancora Mirella Cannata a lanciare un ultimo appello alle autorità e agli sponsor: «Manca pochissimo perché il Teatro dell'Arca sia davvero aperto, l'ultimo tratto porterà al collaudo e all'agibilità senza la quale le porte di questo spazio non si possono aprire al pubblico e all'esterno. Chiedo a tutti di non lasciarci soli in questo ultimo percorso e di crederci con noi fino in fondo». Insomma manca poco ma quel poco è ancora da conquistare e non arriva dal cielo. Adotta una perlina è la campagna per sostenere il teatro e la sua finitura, tutte le info sul sito dell'associazione Teatro Necessario Onlus.

Laura Santini

genova.mentelocale.it

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Per testimoniare la propria vicinanza alla prima giornata nazionale del teatro carcere indetta dal Coordinamento nazionale teatro in carcere insieme al Dipartimento di amministrazione penitenziaria, la regista Franca Fioravanti ha partecipato ad un incontro intitolato esperienze a confronto. Incontro avvenuto il 27 marzo 2014 alle ore 18:00 alla scuola Rizzo in via Pallavicini 7 a Genova Pegli all'interno dell'aula laboratorio del teatro delle nuvole. Franca Fioravanti la regista del laboratorio di teatro nel carcere di Chiavari e anima del teatro delle nuvole sarà presente insieme al drammaturgo Marco Romei, a Nicola Pepe della scuola laboratorio e a Juan Pablo Santi dottorando in Scienze Politiche all'Università di Genova.