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TEATRO

Paola Leone - Regista, pedagoga teatrale italiana

Stop al teatro nel carcere di Lecce

Paola Leone, anima della Compagnia Teatrale Io ci Provo, costretta a sospendere il laboratorio interno

Di Marco Rabino

Pubblicato il: 19-09-2017

Casa Circondariale di Borgo San Nicola Lecce
Lecce, Puglia, Italia

2017 | 19 settembre

Sono stato avvisato della difficile situazione che si è venuta a creare per la Compagnia teatrale Io ci provo direttamente dalla fondatrice, Paola Leone. Oltre ad un post puntuale, molto dettagliato e dai toni fermi e decisi, anche il quotidiano la Repubblica (http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2017/09/16/teatro-in-carcere-il-sogno-sfumaBari01.html) ha pubblicato un articolo nel quale rafforza la comunicazione che la Compagnia fa alla sua comunità, che da tempo segue e sostiene le attività portate avanti in carcere e frequenta gli spettacoli interni. Il rammarico di non poter continuare a sostenere le spese dei progetti è stato accolto dai molti che seguono il gruppo di Io ci Provo e molte sono le manifestazioni di solidarietà. Il denaro per portare avanti formazione e laboratori deve arrivare dalle strutture territoriali in favore delle associazioni che rispondono alla chiamata del Dipartimento di Amministrazione Penitenziaria (DAP) il cui orientamento è quello di favorire, dove possibile, attività culturali aperte verso il territorio.

Secondo le risultanze pubblicate nel documento finale che raccoglie i lavori prodotti durante gli Stati Generali dell'esecuzione Penale del 2015/2016, per rendere efficace la pena occorre predisporre anche progetti culturali che permettano attività ponte con la realtà libera. Per i lettori inesperti di questioni carcerarie, quindi la stragrande maggioranza degli italiani, specifico quale dovrebbe essere, secondo gli esperti, un trattamento penale efficace: la possibilità, per un detenuto, di affrontare un percorso riabilitativo che rieduchi alla legalità, alla consapevolezza di sé e produca un effetto inclusivo nella società, restituendo dignità civile al condannato che deve essere motivato ad abbandonare la strada della devianza. A coloro che considerano un inutile spreco di denaro il finanziamento destinato alle attività in carcere si può rispondere indicando studi autorevoli, ma, basta appellarsi al buon senso dei lettori per stabilire l'efficacia di un carcere che chiude in ambienti ristretti e in situazioni limite condannati per ogni genere di pena. Si chiama da sempre Università del crimine.

Sono parole dure e forse ciniche ma coloro che operano da sempre nel campo della detenzione conoscono bene la realtà. Per coloro che conoscono la prigione attraverso il cinema e la tv il concetto di pena è quello semplicisticamente punitivo. Una persona compie un reato e viene rinchiusa. E poi? Alla fine della pena viene rilasciata con un carico di malessere ulteriore, minore possibilità di tornare nella legalità e conoscenze criminali più efficaci. Gli operatori come Paola Leone per anni si sono impegnati nel creare percorsi riabilitativi lavorando con grande passione, senso di legalità e grandi capacità umane.

L'anello debole del meccanismo di una progettualità è sempre quello finanziario che sottostà alla capacità/possibilità degli organizzatori di reperire i finanziamenti necessari per portare avanti le attività. Le risorse, ad ora, non sono parte integrante della spesa dell'Amministrazione Penitenziaria come quelle per la sorveglianza, il vitto, la manutenzione ordinaria e straordinaria. Eppure la legge parla di carcere riabilitativo attraverso percorsi di cultura e lavoro. Ma nei fatti non vengono previste le risorse per attivare tali percorsi che vengono lasciati al mondo del volontariato o alla capacità delle organizzazioni di "convincere" gli Enti Territoriali ad erogare una tantum qualche spicciolo. Tale discorso si ripete anche nel mondo della scuola dove molte attività extra vengono lasciate all'intenzione del singolo insegnante di fare volontariato scolastico assumendosene anche le responsabilità. Questa vocazione al volontariato sociale fa comodo a molte amministrazioni che evitano di predisporre risorse e di occuparsene a scapito delle tante associazioni laiche e religiose. Il discorso è serio e complesso, politico e culturale e pone diversi conflitti di interesse.

Paola Leone scrive un lungo commento su Facebook:

"Amici cari, il Centro Teatrale Aperto Io Ci Provo purtroppo quest’anno non sarà presente con le sue attività all’interno della Casa Circondariale di Lecce, i motivi sono semplici e condivisibili con tutti voi che ci avete seguito, incoraggiato e sostenuto anche solo con i vostri sorrisi e i vostri applausi.

Purtroppo non abbiamo le economie necessarie per portare avanti il progetto e le nostre attività. Già l’anno passato siamo riusciti a portare avanti il laboratorio con grande fatica e senza economie, ma quest’anno ci risulta impossibile, anche noi operatori, teatranti, artisti, artigiani, abbiamo una vita da vivere, una casa da mantenere, dei figli e delle bollette da pagare, ma soprattutto una dignità lavorativa da preservare con cura."

La dignità professionale ha un peso nel post di Paola Leone, visto che il gruppo, in questi anni, ha preso molto sul serio l'attività in carcere. Il lavoro di Io ci Provo, come di altri gruppi, si caratterizza come una vera missione sociale con ricadute positive anche sul tasso di recidiva e quindi sulla tranquillità sociale di un territorio. Se il cittadino non ne ha una chiara esperienza è perché tali attività interessano, per ora, solo un numero limitato di detenuti.

"Abbiamo scelto con coraggio di lavorare nell’ambito culturale e in Italia, in Puglia è complicato, se poi lo fai per e con il sociale diventa assolutamente resistenza, fatica e gratuità, questo dopo 10 anni di lavoro non possiamo più accettarlo, siamo stanchi e sviliti. 

Ma Paola Leone non vuole perdere la speranza nelle istituzioni e si augura che la situazione rientri:

"Ci auguriamo che la volontà politica di questo paese possa cambiare in meglio, molliamo per ora con l'idea che un giorno si possano destinare i fondi pubblici anche per le attività previste dall’art 27."

"Oggi più che mai possiamo affermare con forza che qualsiasi sforzo per avviare progetti culturali di re-inserimento per i detenuti partendo dal carcere ma che hanno come obiettivo la loro realizzazione all’esterno, nella comunità, hanno bisogno necessariamente di una collaborazione attiva di tutto il territorio, vi salutiamo sperando che questo un giorno possa realmente accadere e augurandoci che si possano trovare le economie per continuare il lavoro cominciato all’interno dell’Istituto."

La redazione di DETENZIONI si unisce a questo augurio e ringrazia Paola Leone e il suo gruppo per l'impegno e la volontà di non mollare la sua battaglia di civiltà e legalità. Un impegno che é lontano dalle polemiche politiche e dalle tentazioni del potere, e meriterebbe più attenzioni e risorse dalle persone che governano il territorio.

Potete leggere il post di Paola Leone sulla sua pagina Facebook a questo indirizzo: https://www.facebook.com/Oceanchild75

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