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TEATRO

 Il libro del buio - di Tahar Ben Jelloun regia Serena Sinigaglia con Tindaro Granata

Il libro del buio

di Tahar Ben Jelloun regia Serena Sinigaglia con Tindaro Granata

Di Marco Rabino

Pubblicato il: 07-04-2015

Teatro Astra, La Piccionaia ľ Teatro Stabile di Innovazione - ContrÓ Barche, 55 - ore 21
Vicenza, Veneto, Italia

2015 | 10 aprile

Il libro del buio (Cette aveuglante absence de lumière) di Tahar Ben Jelloun racconta la detenzione di un recluso in una prigione segreta del marocco il carcere di Tazmamart, destinato alle carcerazioni politiche. Si basa sulla testimonianza del prigioniero che ha subito un trattamento duro e ai limite della sopportabilità. Il romanzo è stato pubblicato nel 2001 e vinse l'International IMPAC Dublin Literary Award nel 2004.


SCHEDA DELLO SPETTACOLO

(anteprima in forma di mise en espace)

Questo romanzo si ispira a fatti reali, e alla testimonianza di un ex detenuto della prigione di Tazmamart…

Leggere il libro del buio non è la semplice lettura di un libro: è un’esperienza viva, concreta, che assomiglia ad un esercizio spirituale. siamo noi con salim dentro quella cella non abbastanza alta da ospitare il nostro corpo, siamo noi a mangiare legumi e pane secco due volte al giorno, ad essere immersi nel buio e nel freddo di una notte che dura diciotto anni. solo un grande scrittore riesce con la semplice forza della parola a immergerti così dentro ad una situazione, come se potessi respirarla, sentirla sul tuo corpo. un corpo privato di tutto, isolato, straziato da malnutrizione, freddo, privazioni di ogni genere. quel che mi colpisce di più è come salim si salvi e riemerga dal buio. in primis, smette di odiare. in quelle celle si muore di odio, non di consunzione. poi smette di “sperare”, cioè di desiderare ciò che non può avere. per farlo, si può ricorrere alla preghiera, certo. ma salim ha un’arma potente: la cultura, quella con la c maiuscola. le storie che ha imparato fin da piccolo, i libri che ha amato per tutta la vita, le parole che ha appreso nel corso dei suoi studi: questi sono i potenti alleati contro la morte e il degrado, frammenti di una bellezza, disinteressata e libera, che, sola, può salvare lui e i suoi compagni di detenzione.

SERENA SINIGAGLIA : diplomata nel 1996 in regia alla civica scuola di arte drammatica “paolo grassi”, lavora come assistente alla regia con gabriele vacis e gigi dall’aglio. è fondatrice dell’atir, gruppo con il quale sperimenta la messa in scena di testi classici e di nuove drammaturgie che affermano il suo lavoro e quello della compagnia come una voce tra le più originali e vivaci della scena contemporanea. per il festival dedica ha curato, nel 2007, la mise en espace de l’aggancio da nadine gordimer e nel 2010 il loro onore si chiama viltà da hans magnus enzensberger.

TINDARO GRANATA : inizia il suo percorso teatrale nel 2002 con massimo ranieri nel pulcinella diretto da maurizio scaparro. lavora poi con roberto guicciardini, cristina pezzoli e carmelo rifici. nel 2011 scrive, dirige e interpreta il monologo antropolaroid, con cui vince il premio della critica dell’associazione nazionale critici teatrali. nel 2013 porta in scena invidiatemi come io ho invidiato voi – di cui è autore, regista e interprete -, ricevendo il premio mariangela melato come “miglior attore emergente”. in occasione di dedica 2014, è diretto per la prima volta da serena sinigaglia.

di Tahar Ben Jelloun
regia Serena Sinigaglia
con Tindaro Granata
scene Stefano Zullo
costumi Giada Masi
luci Sarah Chiarcos

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