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LE CARCERI ITALIANE

Carcere di Nuoro, Casa di Reclusione Lodè Mamone

Scritto da: Marco Rabino

Pubblicato il: 15-06-2017

Via Centrale, 3 CAP 08020
Mamone, Sardegna, Italia

1800 | fine

COME FARE


La storia

L'istituto di Mamone è una Casa di Reclusione all’aperto che ospita soggetti con posizione giuridica di definitivi e/o di ricorrenti, con fine pena non superiore a sei anni e che abbiano certificazione medica di idoneità ai lavori agricoli. Fin dalla sua costruzione ( fine 1800), la vocazione della colonia penale è stata quella di offrire ai soggetti reclusi migliori opportunità lavorative nel settore dell’allevamento del bestiame e, più in generale, della conduzione dell’azienda agricola. La CR di Mamone insiste su un territorio di circa 2700 ettari, in gran parte di proprietà dell’Amministrazione; ciò in ragione della modifica dell’originario accordo con il Comune di Onanì, in precedenza proprietario di gran parte dei territori sui quali la colonia insiste; l’accordo originario, risalente ai primi anni del 900, prevedeva infatti la cessione in comodato ed usufrutto dei terreni, che sarebbero dovuti rientrare nella disponibilità dei comuni comodanti al termine del periodo stabilito ( 99 anni); il mancato esercizio dei diritto da parte del Comune di Onanì alla fine degli anni 70 ha determinato il passaggio dei terreni in carico al demanio dello Stato. Questa situazione ha determinato frizioni ancora non superate con le amministrazioni locali che, in qualche misura, si sono sentite defraudate di una quota importante e di pregio del loro territorio. Ad onor del vero, la diatriba ( seppure mai sfociata in intimazioni formali) non tiene conto delle profonde operazioni di bonifica agraria che si sono succedute nel corso dei decenni e che hanno aggiunto valore a terreni che, al momento della consegna, avevano scarso pregio. La C.R. di Mamone, fino alla metà degli anni settanta, si caratterizzava per la presenza di una non irrilevante di famiglie dei poliziotti penitenziari che lavoravano nella colonia; ciò aveva dato origine ad una comunità unita da forti vincoli di solidarietà e di consuetudine, che rafforzava il senso di appartenenza; in quegli anni, erano operativi presso il paesello centrale un plesso della scuola dell’obbligo, un ufficio postale permanente e persino il comando di stazione dei carabinieri. Lo spopolamento progressivo del paesello centrale, la chiusura delle abitazioni e dei servizi ha portato, via via, ad uno stato di degrado delle strutture abitative e alla connotazione attuale dell’Istituto, che si caratterizza per un alto grado di pendolarità dei dipendenti. La struttura, infatti, risulta molto isolata, dal momento che non esistono collegamenti fra la cittadina di Bitti ( la più vicina a seguito dell’apertura della strada provinciale che la collega all’Istituto) e questa sede; ciò comporta profondi disagi al personale, che si vede costretto a viaggiare quotidianamente per raggiungere la sede di servizio ed anche alla popolazione detenuta; i reclusi che possono ricevere visite, infatti, costringono i familiari a spostamenti lunghi e faticosi con mezzi propri, mentre i detenuti stranieri che usufriscono di permessi sono obbligati a raggiungere il paese più vicino con mezzi di fortuna e passaggi occasionali, rendendo con ciò molto difficoltosa l’agibilità della misura premiale. La Casa di Reclusione ospita 155 detenuti, divisi nelle quattro diramazioni attualmente aperte. Si tratta perlopiù di stranieri e, fra questi, una altissima percentuale è di soggetti provenienti da Paesi del Magreb e dal CentrAfrica; una non irrilevante presenza è di detenuti sudamericani, mentre molto bassa è la presenza di soggetti provenienti da Paesi dell’Est Europa; i detenuti italiani sono circa il 15% del totale e, fra essi, i soggetti provenienti dal paesi della Sardegna non superano le venti unità. La composizione così variegata di detenuti di diverse culture, etnie e religioni ( forse proprio in conseguenza di quel senso comunitario tramandato dagli anni passati) non ha mai dato luogo ad episodi eclatanti di intolleranza. La vocazione originaria della colonia, che è rimasta immutata nel tempo, è sempre stata quella dell’azienda di produzione di latte e derivati, carni, olio, miele e legnatico. Nel corso degli anni, si è verificata una progressiva diminuzione statistica della percentuale di soggetti affetti da alcol dipendenza e da tossicodipendenza, che tuttavia rappresentano una fetta importante della popolazione detenuta, attestandosi attualmente a circa il 39%; fra questi, un 60% circa è formato da soggetti maggiorenni ma con età non superiore ai 27 anni e ciò ha determinato, nel corso degli anni, la necessità di porre in essere delle azioni mirate a controllare episodi di disagio e a far crescere in questi soggetti multiproblematici una migliore consapevolezza del sé e delle loro potenzialità; un ruolo importante, sotto questo punto di vista, è stata la collaborazione con la scuola CTP di Nuoro, che ha portato negli anni un numero importante di soggetti a conseguire il diploma di licenza media ( 33 soggetti nell’anno scolastico 2010/2011) e ad azioni congiunte con progetti che hanno avuto momenti di incontro con la comunità esterna ( per tutti, ma non in maniera esclusiva, il progetto di percussioni africane nel 2010, la partecipazione a Ballando con gusto nel maggio 2011, l’incontro con la scuola media di Galtellì e Dorgali nella primavera 2011, in una serie di appuntamenti incentrati sul tema della legalità; la partecipazione alla manifestazione Le ali della libertà nell’ ottobre 2011.

(dal sito Ministero della Giustizia)

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LODÈ MAMONE - Casa di reclusione

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