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SERIAL KILLER E DETENZIONE PSICHIATRICA

Il mostro di Terrazzo - Gianfranco Stevanin

Sei donne uccise e smembrate in Veneto

Gianfranco Stevanin, il mostro di Terrazzo

Di Psychetius e Marco Rabino

Pubblicato il: 11-03-2017


Terrazzo Veronese, Veneto, Italia,

1993 - 1994

Gianfranco Stevanin nasce a Montagnana, in provincia di Padova, il 21 ottobre 1960. Montagnana è una cittadina di circa 10.000 abitanti e, probabilmente, non è difficile conoscere la vita degli altri concittadini. Inoltre Montagnana è una cittadina ricca di storia e di tradizioni, fa parte dell'associazione I borghi più belli d'Italia e le sue mura sono uno dei migliori esempi di cinta muraria medioevale di tutta Europa. Ma le bellezze di un luogo e la sua vita culturale non tengono lontano il delirio.

Gianfranco Stevanin, tra maggio 1993 e novembre 1994, ha ucciso sei donne e ne ha fatto a pezzi il corpo. Poi ha seppellito i resti nel terreno intorno a casa sua. 

È il 16 novembre 1994 e siamo a Vicenza. Un uomo si avvicina ad una donna, per strada. Gabriele Musger sale su di Volvo 240 Station wagon per lavoro. Gabriele Musger è una prostituta e il suo cliente le offre del denaro per le sue prestazioni. Ma Gabriele deve anche posare di fronte all'obiettivo dell'uomo per delle foto. L'uomo è Gianfranco Stevanin, ha 34 anni è gli piacciono molto i giochi sessuali estremi. Porta Gabrielle a casa sua. Gianfranco si diverte molto e con la ragazza passa alcune ore. Ma qualcosa non va, quel cliente è troppo strano e violento, Gabriele Musger non vuole farsi fotografare e cerca di scappare dal bagno della finestra. Gianfranco Stevanin è carico, vuole portare a termine il suo gioco preferito e minaccia Gabrielle con un coltello. La ragazza è spaventata e capisce di essere in pericolo di vita. Gabrielle cerca una via di uscita e offre a Gianfranco del denaro. Ha dei risparmi, messi da parte con la sua attività, sono molti soldi, 25 milioni delle lire italiane di allora, circa 12 mila euro. Gianfranco Stevanin accetta, il denaro fa comodo, le foto possono aspettare, i soldi no. Bisogna andare in fretta a prenderli e Gabrielle sale sulla Volvo di Gianfranco per andare a casa sua per tentare di salvarsi la vita. L'auto corre e arrivano in fretta al casello di Vicenza Ovest e Gianfranco si ferma per pagare il pedaggio. Gabrielle deve agire adesso, poi sarà tardi. La ragazza apre velocemente lo sportello, corre senza voltarsi verso una macchina della polizia che aveva visto prima, racconta tutto e si salva. Gianfranco viene trovato in possesso di una pistola giocattolo priva di tappo di identificazione. I giudici lo condannano per sequestro di persona ed estorsione. Gianfranco dovrà stare in carcere per due anni e sei mesi.

Gli inquirenti iniziano a perquisire la casa di Gianfranco Stevanin. Trovano molte cose strane. Gianfranco è di sicuro un tipo che ama collezionare oggetti appartenuti alle sue donne. Gli agenti trovano a casa di Gianfranco delle siringhe, rasoi, delle corde, borse appartenute a donne sconosciute e loro indumenti intimi. Gianluca è sicuramente un feticista, si eccita con oggetti femminili. Ma il ragazzo si spinge oltre e a casa sua si trovano alcune ciocche di capelli e dei peli pubici conservati all'interno di scatole.

Gianfranco Stevanin vuole tenere traccia di tutti i suoi incontri e possiede uno schedario nel quale registra meticolosamente le informazioni e conserva le fotografie delle donne che incontra. Nello schedario ci sono oltre 7000 fotografie di donne in pose erotiche e sadomasochistiche. Il materiale viene analizzato attentamente e tra le schede e le foto vengono trovate delle informazioni riguardanti due ragazze scomparse Biljana Pavlovic, della quale Gianfranco Stevanin possiede alcuni oggetti, e Claudia Pulejo. Sono due prostitute scomparse nel 1994.

Dopo sei mesi dall'aggressione a Gabriele Musger, il 3 luglio 1995 un agricoltore di Terrazzo Veronese, mentre stà lavorando in un terreno vicino alla proprietà della famiglia Stevanin, trova un sacco sospetto. Dentro vi sono resti di cadaveri che l'analisi del DNA attribuisce ad una delle due prostituto scomparse. Nei terreni di Gianfranco Stevanin vengono inviati i mezzi da scavo e saltano fuori dei pezzi di cadaveri. Il 12 novembre 1995 viene trovato un altro sacco. Contiene i resti del corpo di una donna. È quello che rimane di Biljana Pavlovic. Claudia Pulejo viene identificata in seguito al ritrovamento di un altro corpo il 1 dicembre  1995. I corpi sono tre. tre ragazze uccise e fatte a pezzi.

Estate, un anno dopo il primo ritrovamento di una sconosciuta. Il 19 luglio 1996 Stevanin confessa lo smembramento dei cadaveri di quattro donne e di averli sotterrati ma non di averle uccise. Sono morte per overdose di eroina. Lui ha agito in un sogno, confuso, non sapeva bene cosa stava avvenendo. Gianfranco descrive i delitti ma non è lucido. Guida anche gli investigatori tra i fossi delle province di Padova e Verona, e indica altri luoghi dove sono sotterrate altre parti di corpi femminili. Si scava e vengono fuori altri cadaveri. Le donne uccise e fatte a pezzi sono sei. 

La prima perizia psichiatrica, giudicò Stevanin processabile. La condanna in primo grado fu l'ergastolo. In la corte di Assise d'Appello di Venezia lo dichiarò non punibile perché incapace di intendere e di volere. Fù ricoverato nell'opg di Montelupo Fiorentino per la durata minima di dieci anni.

La Cassazione però annullò per "illogica motivazione" la sentenza d'appello e nel secondo processo fù condannato all'ergastolo per l'omicidio di cinque donne. La sentenza venne confermata dalla Cassazione nel febbraio 2002.

Stevanin risulta “portatore di epilessia con crisi parziali, dovuta ad una lesione frontale destra post-traumatica”: impossibile giudicare capace di intendere e di volere un uomo come lui che, con le lesioni “atrofico - degenerative presenti in entrambi i lobi frontali”, presentava la cosiddetta “sindrome frontale”. Questa sindrome l’ha reso “incapace di inibire la sua pulsione aggressiva in situazioni di alto stress e di percepire la sofferenza altrui nelle situazioni di sesso estremo in cui si era trovato con le sue vittime non riusciva a controllarsi adeguatamente, soprattutto nel momento in cui la vittima opponeva resistenza, lasciando in tal modo la situazione totalmente nelle mani di un uomo fuori controllo. (Psychetius 2013)

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