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SERIAL KILLER E DETENZIONE PSICHIATRICA

Il Vampiro della bergamasca, lo Strangolatore di donne - Vincenzo Verzeni

Vincenzo Verzeni

Il Vampiro della bergamasca, lo Strangolatore di donne

Di Team DETENZIONI

Pubblicato il: 19-02-2017


Bottanuco, Bergamo, Italia

1867 - 1872

Vampiri italiani

A quanto pare i vampiri sono tra noi e anche l'Italia ha avuto il suo vampiro che ha terrorizzato la bergamasca sul finire del 1800.

Nel 1867 una donna subisce un’aggressione nel sonno. Il suo aggressore la sorprende, addormentata, e tenta di morderle il collo ma, fortunatamente, il tentativo e goffo e la ragazza si mette a urlare. L'aggressore spaventato fugge nella notte. L'uomo viene però riconosciuto, è Vincenzo Verzeni che viene denunciato. Da qui cominciano i suoi problemi.

La vita di Vincenzo Verzeni

Vincenzo Verzeni nasce a Bottanuco, in provincia di Bergamo, l’11 aprile 1849 da una famiglia di contadini. Il padre è alcolizzato e soffre di crisi violente, la madre non sta per nulla bene e soffre di epilessia. La famiglia di Vincenzo è molto povera e la sua infanzia trascorre in modo difficile. Il ragazzo, giunto all'età di 18 anni comincia a manifestare segni di una incontenibile e immotivata aggressività. Tenta di mordere la cugina Marianna aggredendola nel suo letto. Nel 1869 Vincenzo si scaglia contro Barbara Bravi, una contadina, che riesce a far resistenza mettendo in fuga il suo aggressore. Barbara, nella confusione, non è in grado di identificare l'uomo che ha tentato di aggredirla ma indicherà Vincenzo Verzeni in inseguito quando l'uomo sarà arrestato. Vincenzo ci riprova e da lì a poco aggredisce Margherita Esposito. Anche lei resiste e tenta di ferire il suo aggressore. Vincenzo ha una ferita al volto e per questo la polizia riesce a fermarlo. Nonostante venga identificato non viene incarcerato ed è libero di riprovare. È il turno di Angela Previtali che si reca alla polizia denunciando Verzeni di averla rapita, tenuta in prigionia per alcune ore in una zona lontana dall'abitato e poi lasciata andare, perché si sarebbe preso compassione di lei. Vincenzo peggiora. I tentativi di aggressione si spingono oltre.

Gli omicidi di Vincenzo Verzeni

È l'8 dicembre 1870 Giovanna Motta, una quattordicenne, sta camminando lungo una strada sterrata per recarsi in visita ad alcuni parenti che abitano nel comune accanto al suo. A Suisio però Giovanna non arriverà mai e scompare senza lasciare traccia. Quattro giorni più tardi viene fatto un ritrovamento agghiacciante, un cadavere orrendamente mutilato con le interiora e i genitali asportati, la carne di un polpaccio strappata e segni di morsi sul collo. Si tratta di Giovanna. Accanto alla povera ragazza, a quello che ne rimane, si trovano degli spilloni. Qualcuno ipotizza che l'omicida abbia praticato un rito di piquerismo. Il termine piquerismo deriva da una parola francese che significa pungere o forare.

Il Piquerismo

Piquerismo identifica un tipo di parafilia consistente nel provare piacere pungendo o provocando ferite con oggetti appuntiti. Frequentemente le zone bersaglio di questa parafilia sono genitali natiche e segni. Il più famoso esempio di piquerismo si ascrive al serial killer Albert Fish. Fish fu arrestato per aver ucciso e cannibalizzato molti giovani adolescenti. Venne scoperto, in seguito ad una sua lettera indirizzata alla madre di una vittima, in tarda età. Durante le visite in carcere, attraverso l'uso di radiazioni, all'interno del suo corpo vennero trovati molti aghi conficcati profondamente, nella zona addominale e genitale.

L'arresto di Vincenzo Verzeni

Vincenzo intanto continua a importunare le donne. A segnalarlo alla polizia e Maria Galli il 10 aprile 1871. Segue l'aggressione a Maria Previtali il 26 agosto 1871 che viene spinta violentemente è aggredita. Maria dichiarerà che Vincenzo cerco di morderla sul collo. Intanto viene trovato un secondo cadavere con le stesse mutilazioni deve la povera Giovanna. Ci sono i morsi sul collo, gli organi interni asportati e la carne strappata. Si tratta di Elisabetta Pagnoncelli che viene trovata in questo stato nel 1872. Vincenzo Verzeni viene fermato nel 1873 e sarà il famoso scienziato Cesare Lombroso a osservarne i comportamenti devianti ea stendere il referto psichiatrico. Lombroso non è convinto dell'infermità mentale di Verzeni e lo definisce un sadico sessuale, vampiro, divoratore di carne umana. Lombroso è uno scienziato convinto che la forma esterna di un corpo racconti, attraverso dei segni ben precisi e identificabili attraverso una scienza chiamata fisiognomica, le caratteristiche psicoattitudinali della persona.

La fisiognomica

La fisiognomica è una disciplina non del tutto riconosciuta dalla scienza ufficiale. Consiste nel rilevare caratteri psicologici e morali di una persona attraverso l'analisi del suo aspetto fisico. Indagine del criminologo che utilizza la fisiognomica sono i tratti dei lineamenti del volto e le sue espressioni. La fisiognomica venne utilizzata dal XVI secolo e fu oggetto di studio universitario. Il maggiore conoscitore di fisiognomica che ne fece una pratica di criminologia forense fu l'antropologo e criminologo italiano Cesare Lombroso.

Il processo di Vincenzo Verzeni

Cesare Lombroso si basa quindi sulla conformazione del cranio di Vincenzo, della forma del volto considerando le ossa pronunciate e altre misurazioni e diagnostica necrofilia e cretinismo. Trova, inoltre, Vincenzo molto malato, in particolare di pellagra. Durante il processo Vincenzo Verzeni descrive i suoi omicidi e dichiara di aver ucciso le donne e aver tentato di strangolare le altre aggredite. Dichiara anche di essere stato spinto a questi comportamenti perché prova un grande e immenso piacere. Fa anche alcune precisazioni che erano sfuggite, forse, a coloro che avevano controllato le ferite sul corpo. I graffi che le donne riportavano sulle cosce erano stati prodotti dai suoi denti perché dopo l'uccisione tramite asfissia Vincenzo mordeva le vittime e ne succhiava il sangue traendo molto piacere da questa azione. Il processo si conclude senza la condanna a morte di Vincenzo Verzeni perché un giurato vota contro.

Il manicomio criminale della Pia Casa della Senavra di Milano e il mistero del suicidio di Vincenzo Verzeni

Vincenzo viene destinato all'ergastolo da scontare all'interno della Pia Casa della Senavra di Milano, un manicomio criminale. Oltre a questo sarà impegnato in lavori forzati a vita. Le cronache non ci consegnano, con sicurezza, la data di morte di Vincenzo Verzeni. Sembra che gli infermieri lo abbiano trovato morto il 13 aprile 1874 suicida, impiccato alle sbarre della sua cella. Forse Vincenzo è sopravvissuto al suo tentativo di suicidio. Forse venne trasferito nel carcere di Civitavecchia e poi in un carcere vicino a Bergamo. Forse Vincenzo Verzeni, convertita la sua pena dell'ergastolo in 30 anni, venne liberato seminando il terrore nella popolazione di Bottanuco che ancora ricorda con terrore i fatti compiuti da Vincenzo Verzeni ormai soprannominato lo Squartatore di donne. L'atto di morte numero 87, depositato presso il Comune di Bottanuco, riporta la morte di Vincenzo Verzeni, libero, il 31 dicembre 1918 per cause naturali.

Vincenzo Verzeni

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