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SERIAL KILLER E DETENZIONE PSICHIATRICA

Antonio Boggia

Antonio Boggia, il mostro di Milano o di Stretta Bagnera

Il primo serial killer della storia italiana

Di Marco Rabino

Pubblicato il: 07-10-2017


Milano, Lombardia, Italia,

Omicidi 1849 -1859

Antonio Boggia è considerato dagli autori di racconti sui serial killer il primo assassino seriale italiano. Ma sarà vero? Una precisazione. Se un serial killer agisce sotto l'impulso di impulsi psichici profondi e primordiali, in seguito a traumi subiti nell'infanzia o nella sua adolescenza, allora è possibile che i serial killer siano sempre esistiti. Ci sono testimonianze storiche di omicidi seriali che hanno fatto pensare che nobili europei del passato abbiano trovato molto piacere nel trucidare e torturare le loro vittime. Il popolo non aveva certo dignità di essere difeso e questi serial killer aristocratici hanno continuato ad agire indisturbati. E i torturatori, i boia? Chi di noi si dedicherebbe giornalmente alla pratica della brutale tortura o impiegherebbe la sua carriera a tagliare teste o impiccare, anche se nel nome della legge del signore locale. Chissà quanti serial killer si candidavano presso le corti dei nobili, i tribunali dell'Inquisizione e gli eserciti per poter tranquillamente scannare le loro prede con la complicità del potere.

Antonio Boggia è quindi il primo omicida seriale di cui si è occupata la giustizia e i media dell'epoca hanno scritto, inoltre la sua esecuzione avviene quasi contemporaneamente con la nascita della Nazione Italiana. Antonio Boggia, nato a Urio il 23 dicembre 1799 vicino il lago di Como, era un tranquillo signore molto vicino alla chiesa, osservante, e dai modi gentili e bonari. Lo riconosce lo stesso Tribunale di Milano quando lo condanna per gli omicidi che ha compiuto. Queste caratteristiche ricorrono quasi sempre nella vita dei serial killer, di ogni tempo, come certe manie di tortura di animali compiute prima di passare alle maniere forti. La vita di Boggia è una vita qualunque, con qualche fortuna in più se da semplice muratore diventa imprenditore, amministratore e padre di una felice famiglia. I primi guai con la legge li ha nel 1824 per una denuncia di truffa e cambiali non risolte. Finisce in galera nel Regno di Sardegna a causa di una rissa e fugge durante una rivolta, trasformando la sua vita in un vero prison movie.

Antonio Boggia è abile nelle relazioni umane e grazie al fatto che parla tedesco, di nuovo a Milano, riesce a farsi assumere a Palazzo Cusani, dove risiede il comando austriaco. Fa il fuochista.

Nel 1851, otto anni prima di iniziare la sua carriera di omicida seriale, Antonio Boggia era stato arrestato dalla polizia austriaca, Milano era in mano agli Austriaci, e processato per il tentato omicidio di Giovanni Comi. Boggia finisce nel manicomio criminale perché considerato schizofrenico in seguito al suo comportamento tenuto durante il processo.

Con una scure ha macellato quattro persone, tra il 1849 e il 1859. Antonio Boggia, secondo la sua testimonianza, scanna, diseziona e sotterra una donna e tre uomini. I corpi li nasconde nei sotterranei di una casa dell'attuale via Bagnera a Milano, chiamata allora via Stretta Bagnera.

Allora come per adesso, sono le voci interiori che spingono Boggia a compiere gli omicidi. La giustizia non considera una attenuante la sua possibile incapacita di intendere e volere e lo condanna all'impiccagione l'8 aprile 1862, presso i bastioni di porta Ludovica e di Porta Vigentina. La forca lavora per l'ultima volta con Boggia che è l'ultimo civile ad essere giustiziato a Milano fino alla seconda guerra mondiale. Chi ha scritto su di lui e gli storici dell'argomento, ha ipotizzato che, forse, non siano state le voci o le violenze infantili subite a spingerlo ad agire, piuttosto l'invidia nei confronti delle sue vittime, più ricche di lui. Comunque le lucertole e altri animaletti, da adolescente, anche Antonio Boggia li uccide e li fa a pezzetti.

Le cronache, lontane negli anni, raccontano della sua descrizione dell'omicidio di Ester Maria Perrocchio, secondo Boggia una vittima casuale. Dal 1831, l'uomo sposato, va a vivere in via Nerino 2, casa di proprietà della sua futura vittima. Boggia e la povera Ester discutono tranquillamente sulla porta del solaio, di lei, del conflitto che impegna in quegli anni i piemontesi, i tedeschi e i francesi. Antonio vede con la coda dell'occhio una scure ed una sega. Improvvisamente un pensiero e subito passa all'azione, con la scure spacca la testa di Ester. Segue la confusione, poi si riprende e pulisce il sangue, mette il cadavere dentro la stanza e, sfinito, si riaddormenta. È il figlio di Ester, Giovanni Murier che denuncia la scomparsa della madre, di 76 anni, il 26 febbraio 1960 ai carabinieri reali.

Se vuoi approfondire leggi il libro L'estro del male (Edizioni e/o) di Alberto Paleari.

Su Antonio Boggia, in rete, trovi veramente molto.


 

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