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SERIAL KILLER E DETENZIONE PSICHIATRICA

Il mostro di Merano. Rabbia xenofoba e omicidi

Ferdinand Gamper

Di Marco Rabino

Pubblicato il: 12-03-2017


Merano, Trentino-Alto Adige, Italia

1996 | 8 febbraio - 1 marzo

Ferdinand Gamper è stato soprannominato il mostro di Merano. Il mostro è una persona che fa paura. Si nasconde sotto al letto dei bambini e attende che loro posino i piedi a terra e poi li afferra. Il mostro è un babau che ti spaventa e ti aspetta nel buio per aggredirti. Il mostro abita in una zona isolata, lontano dalla gente magari tra i monti oppure nella foresta. Il mostro è cattivo, è pieno di rabbia e quando ti prende ti uccide.

Ferdinand Gamper nasce a Merano il 12 settembre 1957 e da Merano non si sposta molto se non per lavorare in Svizzera. Gamper è un cittadino altoatesino non parla italiano o comunque molto poco non ama gli italiani e si esprime con lingua locale. La sua famiglia si dedica alla pastorizia, non è sicuramente una famiglia ricca, e Ferdinand Gamper cresce dedicandosi precocemente al lavoro dei campi.

Il ragazzo ha un carattere introverso, timido e tende ad isolarsi. Coloro che lo conoscono lo definiscono una persona con dei problemi. È bambino quando gli capitano delle cose che anche agli adulti fanno molto male. Probabilmente Ferdinand Gamper subisce degli abusi sessuali da parte del padre e questo lo segna per tutta la vita soprattutto nella sua relazione con le donne. Nella vita fa il pastore e si sposta in Svizzera per lavorare fino a quando non riesce a tornare nella sua terra e viene assunto a Rifiano. Nel 1989 il fratello di Ferdinand Gamper, Richard, si uccide sparandosi alla testa, probabilmente è innamorato e non ricambiato. Più tardi muore anche il padre.

E sera a Merano. È l’8 febbraio 1996. Un uomo e una donna passeggiano lungo il torrente Passirio e assaporano la loro vacanza in un paesino di montagna così bello e pacifico. Nel buio si avvicina un uomo vestito con una felpa, il cappuccio calato sul volto. Un colpo alla testa uccide Hans-Otto Detmering un uomo di 61 anni che lavora alla Deutsche Bundesbank, come funzionario. Insieme a lui viene freddata Clorinda Cecchetti, una donna marchigiana di 50 anni, impiegata. Gli investigatori pensano ad un delitto passionale o patrimoniale ma non ci sono prove legate a questi momenti.

Umberto Marchioro è un uomo di una certa età, fa il contadino e a 58 anni. Abita da solo a Sinigo, una frazione di Merano. Il 14 febbraio 1996 Umberto Marchioro viene trovato a terra morto. In un primo tempo si pensa ad un incidente poi un medico che lo esamina meglio scopre che ha un foro di proiettile nella testa. Sembra un esecuzione. Sembra che a ucciderlo sia stata la stessa mano che ha ucciso i due amanti.

Il corpo di Umberto Marchioro

I carabinieri mettono in relazione i due delitti e interrogano un ragazzo che avevano già sentito in precedenza Luca Nobile, un giovane senza fissa dimora che ha precedenti di tossicodipendenza e amicizie poco affidabili. Luca si era presentato ai carabinieri immediatamente dopo il delitto dei due amanti confessando di aver visto l'omicida. Anzi luca dice di aver assistito al delitto, di essersi spaventato e di essere scappato. In seguito ha rivisto l'uomo, riconoscendolo in una piazza del paese, ma non ha avuto il coraggio di avvicinarlo. I carabinieri dubitano della sua versione anche perché interrogato più volte non risulta così limpida come dovrebbe essere. Alcuni particolari non combaciano soprattutto l'ordine con il quale i due amanti vengono uccisi. Anche un'amica di Luca Nobile, interrogata, conferma i dubbi degli inquirenti e, diversamente da quello che ha fermato Luca, conferma che il ragazzo conosceva ed era amico di Umberto Marchioro, anzi, la tenda nella quale ogni tanto Luca dorme era proprio di proprietà della vittima. Luca finisce in carcere accusato di triplice omicidio.

Un colpo di pistola in centro a Merano il 27 febbraio 1996 raggiunge alla testa Paolo Vecchiolini, un ragioniere di 36 anni che sta passeggiando con la sua fidanzata punto i due sono in vacanza e pensano di trovarsi al centro di un paradiso di montagna. La modalità è la stessa un uomo con il cappuccio di una felpa scura calata sul volto si avvicina e spara velocemente a Paolo. La donna però, riesce a fuggire perché l'omicida non riesce a ricaricare velocemente l'arma. La giovane donna è sotto choc però fornisce un identikit abbastanza dettagliato. L'uomo è del posto alto, biondo, con alle spalle uno zaino. Luca nobile allora non c'entra niente con i delitti. Eppure aveva fornito una descrizione molto diversa, pur dichiarando di avere visto bene in faccia l'omicida. Secondo Luca si tratta di un uomo non italiano, con la pelle scura, molto diverso dalla descrizione che la donna ha reso ai carabinieri. Qualcosa nelle dichiarazioni di Luca non torna quindi rimane in carcere.

Gli omicidi non si fermano è il primo marzo, mattina, un altro uomo ucciso. Si tratta di Tullio Melchiorri, un muratore di 58 anni. Tullio ha un buco sulla fronte, gli hanno sparato. La pallottola è di calibro 22. Lo dice laboratorio di Roma. L'arma è, quindi, sempre la stessa, si tratta di un killer che uccide le sue vittime a distanza di pochi giorni. Tullio Merchiori abita a Rifiano le zone sono sempre le stesse. Qualcosa di nuovo, però, in questo delitto c'è. La moglie, chinandosi sconvolta sul corpo del marito, non se ne accorge subito. Bloccati sotto alcune pietre si trovano due fogli con frasi di chiaro stampo razzista. "Italiano maiale, ti sei insediato nel Sud Tirolo" e "Io sono un italiano emigrato, o nazi. Sono responsabile solo dell'infanticidio. Anche questa volta siete arrivati in ritardo". La moglie chiama i carabinieri. Arrivano gli agenti e inizia una grande caccia all'uomo. Si battono le zone accanto alla casa di Tullio Melchiorri e gli uomini si avvicinano ad ogni abitazione che si trova in quella zona.

Tra gli uomini c'è anche il maresciallo Guerrino Botte di San Genesio Atesino. L'uomo è vicino alla pensione ma non si fa scrupolo di portare avanti il suo dovere di agente. Il maresciallo Botte si avvicina ad un fienile adibito ad abitazione. Si tratta di un maso costruito per il primo piano in pietra e in alto in legno come tante abitazioni del posto. Botte non si accorge che da una delle finestre spunta un'arma, l'arma spara e il maresciallo viene colpito in faccia. Gli agenti accorrono e cercano di sottrarre il corpo alla pioggia di proiettili ma non ce la fanno. Criminalpol e polizia sono presenti sul posto e inizia la sparatoria. Grazie a questa copertura il maresciallo Botte viene soccorso e portato all'ospedale di Bolzano dove però muore.

L'assedio continua. Dall'interno del maso uno sparo è diverso dagli altri. Dopo questo sparo non si sente più niente. Gli agenti aspettano qualche minuto poi decidono di irrompere all'interno dell'abitazione. Trovano Ferdinand Gamper morto. L'uomo ha rivolto verso di se la carabina Weihrauch a canne mozze che aveva utilizzato per uccidere il sue vittime. Nessun dubbio. Si tratta proprio del killer che ha ucciso tutta quella gente a Merano.

Suicidio di Ferdinand Gamper

Non c'è alcun processo da celebrare. Si cercano però le cause di tutto questo odio. Forse Gamper era schizofrenico ma nessuna ipotesi medica sembra confermarlo. Molto probabilmente Gamper è sempre stato ostile alla popolazione italiana. Lui italiano non si è mai sentito e la sua condizione di bambino abusato e di adulto povero, vissuto ai margini della società, Ferdinand Gamper ha sempre pensato che fosse stata colpa degli italiani.

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